Oro, il calo dell'inflazione USA riapre lo scenario rialzista: è il momento di tornare a guardare il gold?
Oro: il calo dell'inflazione USA riaccende l'interesse per il gold. Analisi di Fed, Cina, banche centrali, scenari di JPMorgan e Citi e Gold/Silver Ratio.
Dopo la correzione, il mercato ricomincia a cambiare narrativa
Per mesi il mercato dell'oro è stato dominato da un'unica convinzione: inflazione persistente, Federal Reserve costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva e rendimenti reali elevati avrebbero continuato a penalizzare un'attività finanziaria che, per definizione, non distribuisce cedole né dividendi. È la relazione che ogni investitore conosce e che negli ultimi mesi ha alimentato prese di profitto importanti dopo il poderoso rally iniziato nel 2025.
Poi, però, qualcosa è cambiato.

Grafico della variazione mensile dell'indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti tra il 2025 e il 2026, evidenziando un calo dello 0,4% registrato nel mese di giugno.
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
L'ultimo dato sull'inflazione statunitense ha sorpreso gli analisti mostrando un rallentamento ben più marcato delle attese.

Grafico dell'andamento dell'inflazione annuale negli Stati Uniti dal 2022 al 2026: a giugno l'indice CPI generale scende al 3,5%, mentre l'inflazione 'core' (al netto di beni alimentari ed energetici) si attesta al 2,6%.
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Il CPI di giugno è sceso al 3,5% dal 4,2% di maggio, mentre l'inflazione core è rimasta sostanzialmente stabile al 2,6%, un'evoluzione che ha immediatamente modificato le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

Grafico delle probabilità sui tassi d'interesse per il meeting del FOMC del 29 luglio 2026: i mercati stimano un'ampia probabilità dell'86,7% per il mantenimento dei tassi nel range 3,50%-3,75% e solo il 13,3% per un rialzo a 3,75%-4,00%
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Subito dopo la pubblicazione del dato, il mercato ha drasticamente ridimensionato le probabilità di ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi meeting, favorendo un deciso indebolimento del dollaro e un immediato recupero delle quotazioni dell'oro.
È un passaggio che potrebbe apparire quasi scontato, ma in realtà racconta qualcosa di molto più interessante.

Grafico storico su un orizzonte ventennale dal 2006 al 2026 che mette in relazione l'andamento del prezzo dell'oro rispetto ai rendimenti reali invertiti dei Treasury USA a 10 anni, evidenziando la rottura della tradizionale correlazione inversa avvenuta nell'ultimo biennio
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Il mercato dell'oro, infatti, tende ad anticipare i movimenti della politica monetaria molto prima che la banca centrale intervenga realmente. Non aspetta il primo taglio dei tassi: inizia normalmente a prezzarlo quando cambiano le probabilità implicite incorporate nei futures sui Fed Funds. È proprio per questo motivo che, storicamente, le fasi di inversione del gold coincidono spesso con il progressivo deterioramento delle aspettative sui rendimenti reali americani più che con le decisioni ufficiali della Fed.
Naturalmente un singolo dato non può essere interpretato come la certificazione definitiva della vittoria sull'inflazione. Lo stesso presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha ribadito che l'obiettivo del 2% resta prioritario e che sarà necessario osservare diversi mesi di conferme prima di modificare l'orientamento della politica monetaria.

Grafico giornaliero del cambio Oro contro Dollaro americano (XAU/USD) che mostra il rally parabolico intrapreso a partire dal 2024 e la successiva correzione tecnica evidenziata dall'area rossa nel corso del 2026 fino a quota 4.017 dollari
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Negli ultimi giorni il mercato sembra essersi concentrato soprattutto sulla correzione dei prezzi dell'oro, dimenticando che i driver fondamentali potrebbero iniziare lentamente a migliorare. Il metallo giallo ha corretto in modo significativo rispetto ai massimi di inizio anno, una fase fisiologica dopo un movimento quasi parabolico che aveva portato numerosi indicatori di sentiment e di posizionamento su livelli estremamente tirati. Ma una correzione potrebbe non coincidere necessariamente con un cambiamento strutturale del trend.
Il World Gold Council, nel proprio Mid-Year Outlook 2026, osserva come il recente ribasso abbia riportato le quotazioni molto più vicine ai valori suggeriti dal proprio modello fondamentale di valutazione.

Grafico dell'andamento storico del prezzo dell'oro e proiezioni per il secondo semestre 2026 basate su scenari macroeconomici ipotetici con aree di consolidamento, consenso attuale e trend ascendente
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Il framework del WGC continua infatti a considerare quattro grandi variabili come determinanti per il prezzo dell'oro: rendimenti reali, andamento del dollaro, aspettative d'inflazione e domanda delle banche centrali. Se una di queste componenti, in questo caso le aspettative sui tassi americani, iniziasse davvero a muoversi nella direzione attualmente suggerita dai dati macroeconomici, il quadro complessivo potrebbe tornare rapidamente costruttivo.
E c'è un secondo elemento che merita probabilmente ancora più attenzione. Mentre gli investitori finanziari continuano a discutere se il ribasso rappresenti l'inizio di un ciclo negativo oppure soltanto una fisiologica pausa, esiste un compratore che da molti mesi continua ad accumulare oro con una regolarità sorprendente: le banche centrali, e in particolare la People's Bank of China.

Grafico del World Gold Council che illustra l'incremento mensile delle riserve auree ufficiali cinesi della PBoC e la quota percentuale dell'oro rispetto alle riserve valutarie complessive tra il 2022 e il 2026, evidenziando la riaccelerazione degli acquisti registrata ad aprile 2026
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Mentre gli investitori occidentali continuano a interrogarsi sulla traiettoria dei tassi della Federal Reserve, la Cina sta inviando un segnale molto diverso. Secondo l'ultimo aggiornamento del World Gold Council, ad aprile la People's Bank of China ha incrementato le proprie riserve auree di 8 tonnellate, il maggiore acquisto mensile degli ultimi quindici mesi. Si tratta dell'ennesima conferma di una strategia che prosegue ormai da oltre un anno e che si accompagna a una domanda domestica ancora vivace, nonostante le quotazioni abbiano raggiunto livelli storicamente elevati. (World Gold Council)

Grafico del World Gold Council che illustra l'andamento della domanda e dei flussi di investimento negli ETF sull'oro in Cina dal 2021 ad aprile 2026, evidenziando la crescita costante dei patrimoni complessivi in tonnellate indicati dall'area cerchiata
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Non è solo la banca centrale a sostenere il mercato. Il report evidenzia infatti che gli ETF auriferi cinesi hanno registrato ad aprile nuovi afflussi per circa 3,5 miliardi di renminbi (quasi 500 milioni di dollari), portando il patrimonio complessivo a 306 miliardi di renminbi e le consistenze a 301 tonnellate, un massimo storico. Ancora più significativo è il fatto che gli acquisti siano proseguiti anche nelle prime settimane di maggio, nonostante il recupero dei mercati azionari cinesi, segnale che una parte crescente degli investitori continua a considerare l'oro un pilastro strategico di portafoglio e non una semplice copertura tattica. (World Gold Council)
Questo aspetto merita particolare attenzione perché suggerisce che il principale supporto al mercato non provenga oggi dalla domanda speculativa, per definizione volatile, bensì dagli acquisti strutturali di soggetti con un orizzonte di lungo periodo. Se, da un lato, un'inflazione americana in rallentamento potrebbe riaprire la strada a una Federal Reserve meno restrittiva, dall'altro la domanda cinese continua a rappresentare un sostegno che prescinde dalle oscillazioni di breve termine dei prezzi.

Grafico del World Gold Council che confronta i prelievi mensili di oro dallo Shanghai Gold Exchange nel 2026 con la media storica dei dieci anni precedenti, mostrando una domanda all'ingrosso in Cina più debole rispetto al passato pur seguendo la tipica tendenza stagionale
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Anche il recente calo nell’accumulo sembra coerente con la stagionalità storica sebbene attualmente un tantino accentuata.
L'incrocio tra questi due fattori, il possibile cambio di rotta della politica monetaria statunitense e la persistenza degli acquisti istituzionali asiatici, potrebbe rendere la recente correzione dell'oro molto più interessante di quanto il mercato sembri oggi riconoscere.
Si tratta di un quadro che rischia di essere potenzialmente sottovalutato dal mercato e che rende lo rende molto più articolato rispetto al semplice rapporto tra inflazione americana e tassi della Federal Reserve.
Il mercato dell'oro è cambiato: perché la domanda delle banche centrali potrebbe limitare i ribassi
Le banche centrali non stanno comprando più oro: stanno cambiando il mercato
Negli ultimi mesi gran parte dell'attenzione degli investitori si è concentrata sull'evoluzione dell'inflazione americana e sulle prossime decisioni della Federal Reserve. È comprensibile visto che rendimenti reali e politica monetaria continuano a rappresentare i principali driver di breve periodo del prezzo dell'oro.
Ridurre però l'analisi esclusivamente a queste variabili rischia di far perdere di vista un cambiamento molto più profondo, che secondo il World Gold Council sta modificando la struttura stessa del mercato.
Per decenni il prezzo dell'oro è stato influenzato prevalentemente dagli investitori finanziari. ETF, fondi speculativi e asset manager determinavano buona parte dei movimenti ciclici, alternando fasi di forte accumulazione a periodi di rapide liquidazioni. Oggi questa dinamica non è scomparsa, ma si è affiancata una nuova categoria di compratori caratterizzata da un orizzonte temporale completamente diverso: le banche centrali.
Il dato probabilmente più significativo emerge dalla Central Bank Gold Reserves Survey 2026. Per il quarto anno consecutivo gli acquisti netti delle banche centrali si sono mantenuti intorno a 1.000 tonnellate, un ritmo senza precedenti nell'epoca moderna. Ancora più interessante è il fatto che il 89% delle banche centrali intervistate preveda un ulteriore aumento delle riserve auree mondiali nei prossimi dodici mesi, mentre oltre il 45% ritiene probabile un incremento anche delle proprie riserve nazionali. Si tratta delle percentuali più elevate dall'inizio dell'indagine del World Gold Council, numeri che probabilmente narrano di una trasformazione strutturale piuttosto che un fenomeno congiunturale.

Grafico della serie storica trimestrale delle riserve ufficiali mondiali di oro delle banche centrali dal 2000 al primo trimestre 2026 basato su dati del World Gold Council e del Fondo Monetario Internazionale che mostra la costante tendenza all'accumulo istituzionale nell'ultimo quindicennio
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Le banche centrali acquistano oro per ragioni molto diverse rispetto agli investitori privati. Non cercano rendimento, non seguono il momentum e non costruiscono posizioni speculative. L'obiettivo è rafforzare la credibilità delle riserve valutarie, diversificare rispetto al dollaro e ridurre l'esposizione ai rischi geopolitici in un mondo sempre più frammentato.
In altre parole, si tratta di una domanda molto meno sensibile al prezzo e molto più stabile nel tempo.
La Cina resta protagonista, ma il fenomeno è ormai globale
La People's Bank of China continua naturalmente a rappresentare il simbolo di questa trasformazione.
Secondo il China Gold Market Update del World Gold Council, ad aprile la banca centrale cinese ha aumentato le proprie riserve di altre 8 tonnellate, portando il totale a 2.296 tonnellate e proseguendo una serie di acquisti consecutivi che testimonia una strategia di lungo periodo più che un semplice aggiustamento tattico.
Tuttavia, gli acquisti ufficiali coinvolgono ormai un numero crescente di economie emergenti e di paesi intenzionati a rendere le proprie riserve internazionali meno dipendenti dal dollaro. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni, l'utilizzo sempre più frequente delle sanzioni finanziarie e la crescente competizione tra blocchi economici hanno trasformato l'oro in un asset strategico anche per molte banche centrali che fino a pochi anni fa mantenevano un atteggiamento decisamente più prudente.
Questa domanda strutturale tende, inoltre, ad attenuare gli effetti delle fasi di correzione.
Mentre un investitore finanziario può decidere di liquidare rapidamente una posizione dopo un dato macroeconomico inatteso, una banca centrale continua generalmente ad accumulare indipendentemente dalle oscillazioni di breve periodo, contribuendo così ad assorbire parte della pressione in vendita.
Probabilmente questo è uno dei motivi per cui le correzioni osservate negli ultimi trimestri si sono rivelate meno profonde rispetto a quanto suggerissero alcuni modelli storici basati
È davvero cambiata la natura del mercato dell'oro?
Il World Gold Council affronta direttamente questa domanda nel report Has Gold's Performance Structurally Changed?, arrivando a una conclusione interessante. Pur continuando a rispondere ai tradizionali fattori macroeconomici come i tassi reali, inflazione e dollaro, il mercato dell'oro mostra oggi una resilienza superiore rispetto al passato grazie al crescente peso della domanda ufficiale.
Questo non significa che il prezzo sia destinato a salire in modo lineare né che siano scomparsi i rischi di correzione. Significa però che leggere l'oro esclusivamente attraverso il comportamento della Federal Reserve rischia di fornire un quadro incompleto.
Dall'interazione tra politica monetaria americana e domanda strutturale delle banche centrali che potrebbe nascere il prossimo movimento di medio periodo. La stessa recente flessione delle quotazioni assume una valenza diversa perché probabilmente vista non più necessariamente come segnale di un deterioramento del quadro fondamentale, ma come una possibile fase di riassestamento all'interno di un mercato che, rispetto anche solo a cinque anni fa, presenta caratteristiche profondamente mutate.
È davvero un buon momento per tornare sull'oro? Le valutazioni raccontano una storia diversa
La correzione potrebbe aver migliorato il rapporto rischio-rendimento
Dopo un rialzo che aveva portato l'oro a segnare nuovi massimi storici, la recente fase correttiva ha inevitabilmente riaperto il dibattito tra gli investitori. Da un lato c'è chi ritiene che il movimento rialzista abbia ormai esaurito la propria forza propulsiva; dall'altro chi interpreta il ritracciamento come una fisiologica pausa all'interno di un trend strutturalmente ancora costruttivo.
Come spesso accade, la risposta probabilmente non va ricercata nell'andamento delle quotazioni, bensì nell'evoluzione dei fondamentali.
Il Mid-Year Outlook 2026 del World Gold Council, che prima abbiamo citato, propone un approccio interessante perché prova a valutare il mercato attraverso un modello multifattoriale, nel quale il prezzo dell'oro dipende dall'interazione tra crescita economica, inflazione, rendimenti reali, forza del dollaro, propensione al rischio e domanda delle banche centrali. L'aspetto più interessante è che il report non individua un unico scenario possibile, ma costruisce tre ipotesi alternative cioè rialzista, centrale e ribassista, attribuendo a ciascuna una probabilità coerente con l'evoluzione del quadro macroeconomico.
In questo contesto, un elemento di novità è certamente rappresentato dal recente rallentamento dell'inflazione americana che assume un'importanza particolare.
Se i prossimi dati dovessero confermare una progressiva normalizzazione della dinamica dei prezzi, la Federal Reserve potrebbe trovarsi nelle condizioni di adottare un atteggiamento meno restrittivo rispetto a quanto ipotizzato soltanto poche settimane fa. Non si tratta necessariamente di immaginare un ciclo aggressivo di tagli dei tassi, quanto piuttosto di considerare una graduale riduzione dei rendimenti reali, variabile che storicamente mostra una delle correlazioni inverse più solide con il prezzo dell'oro, come prima visto.
Questa combinazione tra politica monetaria meno restrittiva e domanda strutturale delle banche centrali potrebbe costituire, secondo il World Gold Council, uno degli scenari maggiormente favorevoli al metallo prezioso nei prossimi trimestri.
Riproponiamo il grafico

I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Il mercato continua a guardare la Fed, ma il dollaro resta un osservato speciale
Naturalmente la politica monetaria non rappresenta l'unica variabile in grado di influenzare il prezzo dell'oro.

Correlazione inversa tra il dollaro americano indicato dall'indice DXY e il prezzo dell'oro, evidenziando nei cerchi rossi l'ultimo rimbalzo della divisa statunitense in corrispondenza della correzione tecnica del metallo prezioso a luglio 2026
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Storicamente il metallo prezioso mostra una relazione inversa anche con il dollaro statunitense. Un biglietto verde più debole rende infatti l'oro meno costoso per gli investitori che operano in altre valute, sostenendone la domanda internazionale.
Negli ultimi mesi le due variabili hanno iniziato nuovamente a muoversi nella stessa direzione: il rallentamento dell'inflazione ha ridotto le aspettative di una Federal Reserve particolarmente aggressiva, contribuendo a indebolire il dollaro e ad alleggerire contemporaneamente la pressione sui rendimenti obbligazionari

Grafico giornaliero che mette in relazione il prezzo dell'oro rispetto al rendimento dei Treasury USA a 10 anni, evidenziando nel cerchio rosso la recente flessione dei tassi obbligazionari innescata dal raffreddamento dei dati sull'inflazione statunitense nel mese di luglio 2026
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Il World Gold Council osserva inoltre come, nelle fasi in cui si combinano aspettative di tassi più bassi, dollaro debole e persistente domanda delle banche centrali, il comportamento dell'oro tenda a migliorare sensibilmente anche in presenza di mercati azionari relativamente resilienti.
È un elemento non trascurabile.
Frequentemente il metallo giallo viene considerato come un investimento piuttosto alternativo alle azioni, ma potrebbe trattarsi di una lettura parziale. La crescente domanda istituzionale, infatti, rende il prezzo dell'oro meno dipendente esclusivamente dall'avversione al rischio degli investitori e più influenzato, invece, da dinamiche di lungo periodo legate alla composizione delle riserve internazionali per esempio

Grafico statistico del World Gold Council che evidenzia l'andamento degli acquisti netti di oro da parte del settore istituzionale tra il 2024 e il 2026, confermando una tendenza all'accumulo ormai stabile e strutturale da parte delle principali banche centrali mondiali
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Anche per questo motivo il World Gold Council, nel report Has Gold's Performance Structurally Changed?, sostiene che i tradizionali modelli di valutazione debbano essere aggiornati per tenere conto del crescente peso di questa componente della domanda complessiva.
Inseguire il prezzo o sfruttare il ritracciamento? Una riflessione per gli investitori
Dopo una lunga fase rialzista, acquistare oro avrebbe inevitabilmente significato esporsi al rischio di una correzione, tecnica quantomeno. La flessione delle ultime settimane modifica però almeno in parte questo ragionamento, seppur non escluda naturalmente i rischi di ulteriori cali.
Evidentemente nessuno può affermare con certezza che il minimo sia già stato raggiunto. Nuovi dati macroeconomici più forti del previsto, un ritorno dell'inflazione o una Federal Reserve nuovamente orientata verso una politica monetaria restrittiva potrebbero riaccendere la pressione sul metallo prezioso.
Allo stesso tempo, tuttavia, il mercato appare oggi decisamente meno euforico rispetto a pochi mesi fa.
La correzione ha ridimensionato il posizionamento speculativo e raffreddato il sentiment degli investitori, retail soprattutto come era da immaginarsi. Tuttavia, se su un tale terreno si aggiungono una domanda delle banche centrali che continua a mantenersi su livelli storicamente elevati e la concreta possibilità di un progressivo allentamento delle condizioni monetarie negli Stati Uniti, il quadro che emerge potrebbe teoricamente essere visto come più costruttivo di quanto la semplice dinamica delle ultime sedute possa far pensare.
Questo non significa che l'oro rappresenti oggi un acquisto privo di rischi. Significa piuttosto che, dopo mesi in cui il mercato sembrava incorporare soltanto notizie positive, la recente correzione ha riportato il rapporto tra rischio e potenziale rendimento su livelli probabilmente più interessanti.
Due visioni, una sola conclusione: il mercato richiede più metodo che previsioni
JPMorgan e Bank of America divergono sul breve periodo, ma condividono la stessa lettura strutturale
Uno dei possibili errori in cui si può cadere quando si analizzano le materie prime consiste nel ricercare una previsione univoca. L'oro, probabilmente più di qualsiasi altro asset, dimostra invece come scenari differenti possano convivere senza risultare necessariamente incompatibili.
È quanto emerge confrontando le più recenti analisi di J.P. Morgan e Bank of America. A una prima lettura le due case d'investimento sembrano esprimere valutazioni distanti visto che la prima mantiene una visione costruttiva sul medio-lungo termine, mentre la seconda invita a non sottovalutare la possibilità di ulteriori ribassi nel breve periodo. In realtà entrambe partono dalla considerazione comune che il trend strutturale che sostiene il mercato dell'oro non appare esaurito, ma il percorso potrebbe essere molto meno lineare di quanto molti investitori abbiano immaginato dopo il rally degli ultimi anni.
Confondere l'orizzonte temporale con la direzione del mercato potrebbe indurre a interpretazioni fuorvianti. Un investitore strategico e un trader di breve periodo possono infatti osservare lo stesso grafico e arrivare a conclusioni diverse senza che una delle due sia necessariamente sbagliata.
Lo scenario costruttivo di J.P. Morgan: i fondamentali non sembrano essersi indeboliti
Per gli analisti di J.P. Morgan la recente correzione non modifica i principali fattori che hanno sostenuto il mercato negli ultimi anni. La banca continua a individuare quattro driver destinati a rimanere rilevanti anche nei prossimi trimestri. Parliamo del progressivo aumento del debito pubblico americano, della persistenza di tensioni geopolitiche, del processo di diversificazione delle riserve valutarie da parte delle banche centrali e una domanda ufficiale di oro che, pur potendo normalizzarsi rispetto ai livelli eccezionali degli ultimi anni, resta storicamente elevata.
Secondo questa impostazione, il recente calo delle quotazioni rappresenterebbe soprattutto una fase di assestamento dopo un movimento particolarmente esteso, più che l'inizio di un nuovo mercato ribassista.
La stessa banca sottolinea come la volatilità di breve periodo possa essere amplificata dalle aspettative sulla Federal Reserve, ma ritiene che il contesto di lungo periodo continui a favorire un ruolo crescente dell'oro nei portafogli diversificati

Tabella previsionale di J.P. Morgan Commodities Research che mostra la revisione al ribasso delle stime sull'asset con un focus sull'anno 2026, dove il nuovo target a quota 5.243 evidenzia una contrazione dell'8% rispetto alla precedente proiezione di febbraio impostata a 5.708
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Per questo motivo il proprio scenario centrale rimane orientato verso quotazioni superiori ai livelli attuali nel corso del prossimo ciclo, pur riconoscendo che il percorso potrebbe essere caratterizzato da oscillazioni anche significative

Proiezione grafica fortemente rialzista verso il target di JPMorgan entro l'inizio del 2027, evidenziando una ripida traiettoria di ascesa che richiede una forte accelerazione del trend nel breve periodo a disposizione
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Oltre la Fed: le variabili che secondo J.P. Morgan possono sostenere il gold
J.P. Morgan fonda la propria impostazione su un insieme di fattori che considera destinati a mantenere un carattere strutturale più che congiunturale. In primo luogo, la banca ritiene che il progressivo aumento del debito pubblico statunitense e i persistenti disavanzi fiscali possano continuare a sostenere l'interesse verso l’oro come asset reale nel medio-lungo periodo. A questo si aggiunge una domanda di oro da parte delle banche centrali che, pur destinata a normalizzarsi rispetto ai ritmi eccezionali degli ultimi anni, dovrebbe secondo la banca d’affari rimanere ben al di sopra delle medie storiche, sostenuta soprattutto dalla volontà di numerosi Paesi emergenti di diversificare le riserve valutarie.
Un ulteriore elemento è rappresentato dalle tensioni geopolitiche, che secondo la banca continueranno ad alimentare una domanda di copertura difficilmente destinata a esaurirsi nel breve termine. Infine, J.P. Morgan ritiene che, con il possibile progressivo raffreddamento dell'inflazione, i tassi reali possano gradualmente ridursi, eliminando uno dei principali fattori che negli ultimi mesi hanno frenato l'apprezzamento del metallo prezioso.
È la convergenza di queste dinamiche fatte di finanza pubblica, domanda ufficiale, contesto geopolitico e politica monetaria a sostenere lo scenario costruttivo delineato dall'istituto, più che una semplice previsione sull'andamento della Federal Reserve.
La prudenza di Bank of America: il rialzo di lungo periodo non esclude nuovi ribassi
La posizione di Bank of America appare più cauta, ma non necessariamente ribassista come vedremo.
Gli analisti osservano che il mercato sta ancora facendo i conti con una Federal Reserve potenzialmente meno accomodante del previsto, con rendimenti obbligazionari che restano elevati e con un dollaro che potrebbe mantenere una certa forza se la crescita americana dovesse continuare a sorprendere positivamente. In questo contesto, come riportato da Reuters, l'istituto ritiene plausibile una prosecuzione della fase correttiva prima che maturino condizioni più favorevoli per un nuovo ciclo rialzista.
È interessante notare come, pur riducendo le stime medie sull'oro per il 2026, Bank of America non abbia modificato la propria impostazione strategica. L'istituto continua infatti a ritenere che, una volta conclusa la fase restrittiva della Federal Reserve, il metallo prezioso possa tornare a beneficiare degli stessi fattori strutturali evidenziati anche da J.P. Morgan: elevati disavanzi pubblici, acquisti delle banche centrali e graduale diversificazione rispetto al dollaro.
La differenza, dunque, riguarda soprattutto il timing e non la direzione di lungo periodo.
Non a caso, gli stessi analisti suggeriscono agli investitori di evitare decisioni concentrate in un unico momento, privilegiando piuttosto un approccio graduale di accumulo sulle fasi di debolezza. È una strategia che riconosce implicitamente quanto sia difficile individuare il minimo di mercato, soprattutto in un contesto macroeconomico nel quale le aspettative sulla politica monetaria possono cambiare rapidamente dopo ogni nuovo dato sull'inflazione o sul mercato del lavoro.
Lo scenario prudente di Citi: il mercato potrebbe aver bisogno di una correzione più profonda
Se J.P. Morgan invita a guardare oltre la volatilità di breve periodo, Citi Research propone una lettura decisamente più prudente. Come riportato da Sahm la banca ritiene che il recente rallentamento delle quotazioni possa non essere ancora concluso e individua diversi fattori che potrebbero continuare a esercitare pressione sul mercato dell'oro nei prossimi mesi.
Alla base di questa impostazione vi è innanzitutto uno scenario macroeconomico caratterizzato da tassi d'interesse statunitensi potenzialmente più elevati più a lungo, alimentati dal rischio che le tensioni geopolitiche sostengano i prezzi dell'energia e rallentino il processo di disinflazione. In un contesto di rendimenti reali ancora elevati, il costo opportunità di detenere un'attività priva di cedole come l'oro rimarrebbe significativo, limitandone l'appeal soprattutto presso gli investitori finanziari.
Citi richiama inoltre la sostenibilità della domanda fisica. Secondo le stime della banca, le quotazioni raggiunte nei mesi precedenti presuppongono acquisti di oro fisico nell'ordine di 900 miliardi di dollari l'anno, un livello nettamente superiore alla media storica, compresa tra 250 e 400 miliardi di dollari nel periodo 2010-2024. Se questa domanda dovesse progressivamente normalizzarsi, il mercato potrebbe attraversare una fase di riaggiustamento dei prezzi prima di ritrovare un nuovo equilibrio.
Per questo motivo Citi ha ridotto il proprio target di breve periodo a 4.000 dollari l'oncia e, nello scenario più avverso ipotizzato dagli analisti, non esclude una correzione fino a 3.500 dollari, qualora la domanda fisica rallentasse più rapidamente del previsto. La banca precisa, tuttavia, che questa rappresenta un'ipotesi di stress e non lo scenario centrale. Anzi, il target a 6-12 mesi rimane invariato a 5.000 dollari l'oncia, segnale che la cautela riguarda soprattutto l'orizzonte di breve termine e non il quadro strutturale del mercato.
Il confronto con J.P. Morgan lascia intendere che più che esprimere opinioni opposte, le due banche attribuiscono un peso diverso ai fattori di breve periodo. Citi ritiene che il mercato debba prima assorbire gli effetti di una politica monetaria ancora restrittiva e di una domanda fisica eccezionalmente elevata, mentre J.P. Morgan guarda con maggiore fiducia ai driver strutturali destinati a sostenere il metallo prezioso nel medio termine. Concluderei l'articolo con un taglio molto prudente e metodologico. La tesi non deve essere "comprate argento", ma piuttosto "se si verificasse questo scenario macro, esiste una strategia relativa che potrebbe risultare più efficiente del semplice acquisto di oro". È un approccio decisamente più professionale.
Se lo scenario dovesse cambiare, una possibile strategia potrebbe passare dal Gold/Silver Ratio
Prima la conferma del quadro macroeconomico, poi l'eventuale operatività
Fin qui abbiamo analizzato diversi elementi che potrebbero contribuire a rendere nuovamente interessante il mercato dell'oro vale a dire il rallentamento dell'inflazione statunitense, la domanda strutturale delle banche centrali, gli acquisti della Cina e una correzione che ha riportato le valutazioni su livelli più equilibrati. Sarebbe però un errore trasformare questi fattori in una previsione.
Un singolo dato sull'inflazione non basta a modificare il ciclo della politica monetaria. Perché il mercato possa realmente iniziare a scontare un contesto di tassi più bassi sarà probabilmente necessario osservare una sequenza di dati coerenti. Occorrono ulteriori segnali di raffreddamento dei prezzi, una moderazione del mercato del lavoro e una Federal Reserve che lasci intendere una minore necessità di mantenere condizioni finanziarie restrittive.
Probabilmente è richiesta la presenza di questo insieme di elementi perchè possa prendere forma uno scenario favorevole ai metalli preziosi in generale.
È una precisazione importante, perché evita di confondere un'ipotesi di lavoro con una previsione. Oggi sulle nostre scrivanie non abbiamo ancora certezze ma soltanto di alcuni segnali che meritano di essere monitorati nel medio termine.
Perché in uno scenario di tassi in calo l'argento potrebbe beneficiare più dell'oro
Se tale scenario dovesse effettivamente concretizzarsi, l'investitore potrebbe valutare non soltanto un'esposizione all'oro, ma anche una strategia relativa tra oro e argento.
Storicamente i due metalli tendono a muoversi nella stessa direzione quando il contesto macroeconomico diventa favorevole. Tuttavia, nelle fasi iniziali dei cicli di allentamento monetario l'argento ha spesso mostrato una capacità di sovraperformare il gold se inserito in un contesto in cui non ci sia contrazione economica .
Le ragioni sono almeno due.
Da un lato l'argento condivide con l'oro il ruolo di metallo prezioso e beneficia quindi della riduzione dei rendimenti reali e dell'indebolimento del dollaro. Dall'altro possiede una componente industriale molto più marcata, essendo impiegato nei settori dell'elettronica, del fotovoltaico, delle reti elettriche e dell'intelligenza artificiale. Se a una Federal Reserve meno restrittiva dovesse accompagnarsi anche un miglioramento delle prospettive di crescita globale, l'argento potrebbe beneficiare contemporaneamente di entrambi i motori della domanda.
Questa doppia natura lo rende, in alcune fasi del ciclo economico, potenzialmente più reattivo rispetto all'oro.
Il Gold/Silver Ratio come indicatore di valore relativo
In questo contesto assume particolare interesse il Gold/Silver Ratio, uno degli indicatori più osservati dagli operatori specializzati nei metalli preziosi.
Il rapporto misura quante once d'argento sono necessarie per acquistare un'oncia d'oro. Quando il valore del ratio è molto elevato significa che l'argento quota relativamente a sconto rispetto al gold mentre quando è particolarmente basso indica una sovraperformance dell'argento.
Storicamente non esiste un livello "giusto" del Gold/Silver Ratio. Anche se negli ultimi 20 anniha oscillato, mediamente, tra 80 e 60. Piuttosto, il suo andamento riflette il diverso posizionamento degli investitori lungo il ciclo economico. Durante le fasi di forte avversione al rischio il rapporto tende generalmente ad aumentare, poiché l'oro beneficia maggiormente dei flussi difensivi. Al contrario, quando migliorano le prospettive macroeconomiche e si allentano le condizioni monetarie, il ratio tende spesso a ridursi grazie alla maggiore forza relativa dell'argento.
Non si tratta naturalmente di una regola immutabile, ma di una dinamica che empiricamente si è osservata in numerosi cicli di mercato.
Marcata natura ciclica dell'indicatore, evidenziando le ampie oscillazioni storiche e le fasi di contrazione e ripresa che tendono a muoversi all'interno del corridoio strutturale compreso tra i livelli di riferimento 60 e 80
I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri
Più che una scommessa direzionale, un'idea di valore relativo
In quest'ottica il Gold/Silver Ratio può rappresentare uno strumento interessante.
Qualora nei prossimi mesi trovasse conferma uno scenario caratterizzato da inflazione americana in progressivo rallentamento, aspettative di tassi più bassi e prosecuzione della domanda strutturale di oro da parte delle banche centrali, potrebbe risultare interessante valutare strategie orientate non tanto sulla direzione assoluta del prezzo dell'oro, quanto sulla performance relativa tra i due metalli.
In termini teorici, ciò potrebbe tradursi in un'esposizione relativamente maggiore all'argento rispetto all'oro, nell'ipotesi che il rapporto tra i due metalli tenda a ridursi nel corso del ciclo. Evidentemente si tratta di una logica diversa rispetto alla classica scommessa rialzista sul gold con l'obiettivo di non prevedere con precisione dove si muoveranno le quotazioni, ma cercare di cogliere un possibile cambiamento nelle relazioni di valore all'interno dello stesso comparto dei metalli preziosi.
Naturalmente anche questa strategia richiede prudenza. Il Gold/Silver Ratio può rimanere su livelli elevati per periodi prolungati e risente non solo delle aspettative sui tassi, ma come detto prima anche del ciclo industriale globale, dell'andamento del dollaro e della domanda fisica di entrambi i metalli.
Senza volere dare suggerimenti di investimento ma unicamente in ottica didattica e di ipotesi accademiche, si delineano ipotetici scenari da valutare.
Caso A
- Inflazione usa in calo
- Tassi in pausa/discesa
- Economia che non si contrae
Teoricamente sarebbe avvantaggiato il silver in termini relativi per cui, con le dovute accortezze in termini di size e di propensione al rischio, si potrebbe valutare una esposizione direzionale long su silver controbilanciata da una contemporanea ed appropriata esposizione short a copertura su gold
Caso B
- Inflazione usa in calo
- Tassi in pausa/discesa
- Economia che si contrae
Teoricamente sarebbe avvantaggiato il gold in termini relativi visto che il silver non avrebbe il supporto di una economia stabile/in crescita per cui, con le dovute accortezze in termini di size e di propensione al rischio, si potrebbe valutare una esposizione direzionale long su gold controbilanciata da una contemporanea ed appropriata esposizione short a copertura su silver.
Per le valutazioni che si rendono necessarie come visto, il ratio dovrebbe essere interpretato come uno strumento di analisi piuttosto che come un indicatore capace di fornire segnali operativi automatici. Se il rallentamento dell'inflazione americana dovesse trasformarsi in un cambiamento stabile del quadro macroeconomico, il rapporto tra oro e argento potrebbe diventare uno dei parametri più interessanti da monitorare. Se invece tale scenario non dovesse trovare conferma, anche questa ipotesi operativa perderebbe gran parte della propria forza, ricordando come, sui mercati finanziari, il metodo conti spesso più delle previsioni.
FAQ
L'inflazione americana più bassa può favorire il prezzo dell'oro?
Un rallentamento dell'inflazione negli Stati Uniti può rappresentare un elemento favorevole per l'oro perché aumenta la possibilità di una politica monetaria meno restrittiva da parte della Federal Reserve. Se i prossimi dati confermassero una discesa stabile dell'inflazione, il mercato potrebbe iniziare a scontare tassi più bassi, con un possibile calo dei rendimenti reali e del dollaro, due fattori storicamente positivi per il metallo prezioso. Tuttavia, un singolo dato non è sufficiente per determinare un nuovo trend: saranno necessarie ulteriori conferme macroeconomiche.
Perché la Cina sta aumentando le proprie riserve in oro?
La Cina sta incrementando la quota di oro nelle proprie riserve principalmente per diversificare rispetto agli asset denominati in dollari e ridurre la dipendenza dal sistema finanziario occidentale. Secondo il World Gold Council, la People's Bank of China continua ad acquistare oro in modo regolare, inserendosi in un fenomeno più ampio che vede molte banche centrali aumentare le proprie riserve auree per ragioni strategiche e geopolitiche.
Le banche centrali continueranno a comprare oro anche nei prossimi anni?
Secondo il World Gold Council, gli acquisti delle banche centrali rimangono uno dei principali fattori strutturali di sostegno del mercato. Le motivazioni principali sono la diversificazione delle riserve, la gestione del rischio geopolitico e la ricerca di un asset privo di rischio emittente. Tuttavia, il ritmo degli acquisti potrebbe variare in funzione delle condizioni economiche e finanziarie globali.
L'oro può salire anche se la Federal Reserve non taglia subito i tassi?
Teoricamente sì, perché il prezzo dell'oro non dipende esclusivamente dalla politica monetaria americana. Sebbene tassi reali elevati rappresentino generalmente un ostacolo, il mercato può essere sostenuto anche da altri fattori come gli acquisti delle banche centrali, le tensioni geopolitiche, la domanda degli investitori e la ricerca di diversificazione patrimoniale.
Qual è lo scenario rialzista per l'oro secondo JPMorgan?
JPMorgan mantiene una visione costruttiva sul medio periodo grazie alla combinazione di diversi fattori: possibile riduzione dei tassi reali, domanda strutturale delle banche centrali, elevato livello del debito pubblico americano e persistenti rischi geopolitici. Secondo questa impostazione, la recente correzione potrebbe rappresentare una fase di consolidamento più che un cambiamento del trend di fondo.
Qual è lo scenario più prudente per il prezzo dell'oro secondo Citi e Bank of America?
Gli scenari più cauti evidenziano il rischio che il mercato debba attraversare una fase correttiva più lunga. I principali fattori di rischio sono rendimenti reali ancora elevati, dollaro forte, possibile rallentamento della domanda fisica e un posizionamento degli investitori diventato troppo concentrato dopo il forte rialzo precedente. La cautela riguarda soprattutto il breve periodo e non necessariamente mette in discussione i driver strutturali di lungo termine.
Che cos'è il Gold/Silver Ratio e perché è importante?
Il Gold/Silver Ratio misura quante once di argento servono per acquistare un'oncia d'oro. È utilizzato dagli investitori per valutare la forza relativa dei due metalli preziosi. Un rapporto elevato indica generalmente che l'argento è relativamente debole rispetto all'oro, mentre una sua riduzione può indicare una fase di maggiore forza dell'argento, spesso associata a condizioni economiche più favorevoli e a tassi in discesa.
Una strategia basata sul Gold/Silver Ratio è meno rischiosa dell'acquisto diretto di oro?
Non necessariamente. Una strategia sul Gold/Silver Ratio non elimina il rischio, ma modifica il tipo di esposizione: invece di puntare esclusivamente sulla salita o discesa dell'oro, cerca di sfruttare il comportamento relativo tra due metalli preziosi. Può risultare interessante in determinati contesti macroeconomici, ad esempio in presenza di un ciclo di allentamento monetario, ma richiede comunque una corretta valutazione dei rischi.
Quali sono i principali rischi per il prezzo dell'oro nei prossimi mesi?
I principali rischi sono un'inflazione americana più persistente del previsto, una Federal Reserve costretta a mantenere tassi elevati più a lungo, un rafforzamento del dollaro, una riduzione degli acquisti delle banche centrali o una diminuzione della domanda degli investitori. Al contrario, un calo dei rendimenti reali e una maggiore incertezza geopolitica potrebbero sostenere il metallo prezioso.
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