Il USD si indebolisce dopo dopo il voto in US
Il USD scende mentre i rendimenti sono poco mossi: stavolta, altri strumenti fungono da safe haven.
Il USD si indebolisce dopo dopo il voto in US
È una giornata intensa per i mercati finanziari, all’indomani delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. I Democratici hanno conquistato sia la Camera sia il Senato, e il Paese dovrà convivere per due anni con un presidente di un colore e un Congresso dell’altro.
Gli indici hanno registrato forti oscillazioni: sono crollati nella notte, poi hanno ripreso forza e sono tornati in positivo durante la sessione europea, con escursioni giornaliere vicine o superiori al 3%, come nel caso del Nasdaq.
Le obbligazioni, termometro dello smart money, non hanno reagito con particolare forza: il 2 anni USA è sostanzialmente piatto al 4,59%, mentre il decennale cede 3 punti base al 4,92%.
Dei movimenti consistenti
Hanno invece reagito con decisione i metalli preziosi, oro e argento, e il dollaro. La logica di fondo è la stessa, quella del bene rifugio, e questa volta a ragione. L’oro è salito del 2,80% a 4.040 dollari, mentre l’argento è tornato a riconquistare con forza quota 50 dollari, spingendosi addirittura a 52,03 con un rialzo del 4,5%. Come detto, i tassi d’interesse nominali, e in questo caso quelli reali, sono rimasti pressoché invariati, ma il clima di avversione al rischio di questa mattina ha alimentato la domanda su questi asset.
Sul mercato valutario, il dollaro ha perso terreno praticamente contro tutte le principali valute: le perdite più ampie si sono registrate in mattinata contro franco svizzero e yen, anch’essi classici rifugi in momenti di volatilità. Il franco guadagna ancora lo 0,65% sul dollaro in questo momento (14:15 CET), ora eguagliato dall’euro in quanto a performance, mentre lo yen ha in parte ritracciato e limita il rialzo allo 0,22%.
Le vendite sul dollaro sono comunque evidenti, nonostante un mercato obbligazionario quasi fermo. Anzi, in questo il comparto europeo fa meglio di quello americano, con rendimenti in calo più marcato.
USD e differenziali

EURUSD, 2021 - oggi, Giornaliero. Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri.
Il cambio EURUSD alle 14.45 CET guadagna lo 0,63% a 1,1260, sui massimi da inizio ottobre. Nei giorni scorsi era sceso fino in area 1,11, testata due volte in meno di una settimana, mentre l’RSI, e in misura minore il MACD, mostravano i primi segnali di divergenza rialzista. Soprattutto, 1,1210 è un’area chiave, che ha fatto da resistenza nel 2023-2024 e da supporto nel 2021. Poco più in basso, area 1,1170, sfiorata nei giorni scorsi, è il livello su cui EURUSD si era appoggiato nella primavera del 2025, dopo il rally che lo aveva sollevato dalla quasi parità di febbraio di quell’anno (1,0150 circa).
Sul grafico di lungo periodo è visibile un canale in essere dal 2022. Il suo lato inferiore, che rappresenta un possibile riferimento tecnico dopo il test del lato superiore a inizio anno, si trova però molto al di sotto dei livelli attuali (area 1,06), e lungo il percorso ci sono numerosi ostacoli intermedi.
Continuiamo a seguire con grande attenzione il differenziale tra i rendimenti a breve termine di Stati Uniti ed Eurozona, prendendo la Germania come riferimento. Le sue fasi di compressione e di allargamento hanno accompagnato con notevole regolarità i movimenti dell’EURUSD.

Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri.