Preview BCE: un rialzo annunciato, ma forse solo “di garanzia”
Un rialzo dei tassi di 25 punti base è atteso per oggi, ma dopo il percorso è meno chiaro.
Giovedì 10 settembre la BCE dovrebbe alzare il tasso ufficiale dal 2,40% al 2,65%. Ormai è quasi certo. Lo pensano tutti i 65 economisti interpellati la settimana scorsa da Reuters, l’intero campione del sondaggio. E lo pensa anche il mercato. Il prezzo di questa mattina dei futures ESTR, quotati all’Eurex e simili ai Fed Funds Futures americani, era 97,68 e questo prezzo, come indicato tra gli altri da Bloomberg, riflette una probabilità del 95% di rialzo del Tasso Ufficiale. In pratica questa mattina stavano prezzando 23,7 punti base su 25.
Il percorso dopo settembre è meno chiaro. I futures scontano già un secondo rialzo a dicembre, ma gli stessi economisti interpellati da Reuters non ne sono così convinti.
Il ruolo dell’inflazione headline
Il grande responsabile di questa nuova stretta è il dato headline dell’inflazione europea di agosto, salito al 3,3% dal 2,9% di luglio. Ed è logico che sia così. A giugno la banca centrale aveva alzato i tassi per la prima volta dopo il ciclo di tagli aggressivi tra giugno 2024 e giugno 2025, proprio per contrastare l’aumento dei prezzi legato alla fiammata energetica e al conflitto in Medio Oriente.
Ma il dato headline è probabilmente ingannevole. Lo dimostra il dato core, che esclude energia e alimentari. Ad agosto è addirittura decelerato al 2,4%, anche se resta sopra l’obiettivo della BCE.

Dati HICP Europa, Eurostat
Il punto è che la componente energetica è aumentata del 14,3%. I prezzi di alimentari, alcolici e tabacco invece sono rimasti fermi mese su mese, a +1,2%. E ancora più importante, i prezzi dei servizi sono scesi al +3%.
Lo aveva già detto Christine Lagarde alla conferenza stampa di luglio. “Non vediamo effetti secondari sui prezzi in Europa.” Tradotto, per ora lo shock dal lato dell’offerta si sta diffondendo in modo moderato e ordinato nell’economia. Tra i motivi citati dalla banca centrale c’è la moderazione delle spinte salariali. Erano al 5,5% nel primo trimestre 2024 e sono scese al 3,4% nel primo trimestre 2026, con un trend chiaro in discesa, secondo i dati Eurostat. C’è poi l’ancoraggio delle aspettative di inflazione a medio e lungo termine, che vedremo tra poco nelle proiezioni per il 2028.
I falchi e le loro ragioni
Questo non ha impedito che alcuni membri del board si dichiarassero favorevoli a un aumento già a luglio. I nomi non sono pubblici ma diversi pesi massimi dell’istituzione, da Nagel della Bundesbank a Isabel Schnabel dell’Executive Board, hanno espresso pubblicamente il loro appoggio a un rialzo in settembre negli ultimi giorni.
In fondo l’economia continentale mostra segnali di resilienza. Gli indicatori che guardano al futuro, come il PMI, sono stati forti ad agosto. La componente manifatturiera è salita a 52,8, la lettura più alta da gennaio 2022. Anche il dato composite è salito a 52,1, un livello che non si vedeva da nove mesi. E proprio ieri il PIL del secondo trimestre 2026 ha sorpreso in positivo, crescendo dello 0,6% su base trimestrale.
Insomma lo spazio per alzare i tassi sembra esserci. Bisogna però tenere d’occhio anche altri indicatori, a partire dalle vendite al dettaglio, piuttosto deboli. A luglio sono cresciute solo dello 0,6%.
Cosa osservare dopo il 10 settembre
Ma dopo? Ha senso andare oltre il 2,5% di Deposit Facility, valore indicato come fascia superiore della politica neutrale secondo la stessa BCE (il Deposit Facility è un tasso diverso da quello ufficiale, ora più basso di 15 punti basici rispetto a quest’ultimo e rappresenta il rendimento che le banche ottengono depositando liquidità overnight alla BCE)? Ha senso muoversi in territorio esplicitamente restrittivo?
Per ora la fiammata dei prezzi deriva completamente dalla situazione in Medio Oriente e dal rialzo del petrolio. E su questo fronte l’Europa si trova in una posizione piuttosto confortevole. Solo il 6-7% delle sue importazioni di petrolio arriva fisicamente da quell’area del mondo. È una differenza enorme rispetto all’Asia, che invece ne dipende per quasi il 60%, secondo i dati SP Platts.
Sul gas naturale il quadro cambia. Alcuni paesi, come l’Italia, ne importano il 30% dal Qatar. E soprattutto gli stoccaggi sono bassi per questo periodo dell’anno, al 65% contro una media quinquennale dell’88%. Il future TTF, che misura il prezzo del gas in Europa, è ai massimi da tre anni: ad oggi, lunedì 08 Settembre alle 10am vale 73,67 euro al megawattora, secondo i dati dell’ICE exchange. È una situazione da monitorare con attenzione nei prossimi mesi.
Le proiezioni dello staff
Veniamo alle proiezioni della BCE. Settembre è uno dei quattro meeting dell’anno in cui lo staff della banca le pubblica, per informare il Consiglio direttivo con tutte le misurazioni macroeconomiche rilevanti.
Il bollettino di giugno era stato interessante per chi lo aveva letto con attenzione. L’inflazione era vista al 3% per l’intero 2026, ma in discesa rapida fino a tornare al 2% nel 2028.

Proiezioni economiche staff BCE, giugno 2026
In altre parole, le proiezioni mostravano una convinzione misurata. Quella di una fiammata temporanea, seguita da un rapido ritorno a numeri più in linea con le aspettative di Francoforte.
Se numeri simili venissero confermati anche a settembre, sarebbe un segnale importante. Vorrebbe dire che la BCE continua a non vedere effetti secondari e duraturi sui prezzi. E che, anche se il rialzo di questo mese è quasi dovuto al mercato come garanzia di vigilanza dell’istituto, il percorso futuro dei tassi potrebbe restare prudente. Sempre nel rispetto del mantra della banca: decisioni guidate dai dati, riunione dopo riunione.
Anche i Bond Vigilantes hanno un ruolo
Infine una considerazione sull’impennata recente dei rendimenti dei titoli di stato europei. La Francia sta diventando il grande malato del continente. I dubbi sul budget 2027 si aggiungono a un deficit al 5,1% nel 2025, atteso simile anche nel 2026, e alle previsioni del FMI, che vedono il debito francese salire al 118,5% del Pil quest’anno. Tutto questo ha spinto i rendimenti francesi a 10 anni ai massimi dal 2009. Anche quelli tedeschi sono ai massimi, dal 2011.
Questo rialzo dei rendimenti ha un effetto restrittivo sull’economia, proprio come l’aggiustamento del tasso ufficiale a breve termine (studio OCPI). E potrebbe spingere la BCE ad una certa cautela nei confronti di un percorso di rialzi troppo aggressivo nei prossimi mesi.