Domani il vertice Trump-Xi: le variabili da monitorare.
Giovedì, il primo incontro in suolo americano dai tempi di Obama.
Xi Jinping arriva a Washington da mercoledì a venerdì per la sua prima visita di Stato negli Stati Uniti dai tempi dell'amministrazione Obama, mentre Trump gestisce in parallelo l'Assemblea Generale ONU a New York. Il vertice arriva a valle non solo delle conversazioni avute fra il segretario del tesoro Bessent ed il vice Premier Cinese He durante il weekend scorso ma anche dell'incontro di maggio a Pechino, che secondo Zhou Bo, senior fellow al Center for International Security and Strategy di Tsinghua, ha segnato "un'inversione a U" nei rapporti bilaterali — una rara forma di riconoscimento reciproco tra potenze di rango simile. Per un pubblico di investitori, però, la domanda centrale resta se questa cornice diplomatica si traduca in impegni verificabili o in un ennesimo esercizio di stabilizzazione senza sostanza operativa.
Il primo tema è la proroga della tregua commerciale, in scadenza a novembre. L'intesa siglata in Corea del Sud lo scorso autunno aveva sospeso per un anno i controlli sull'export di terre rare cinesi e le tariffe di ritorsione USA; a maggio Pechino si era impegnata ad accelerare gli acquisti di soia e aeromobili Boeing. Sul primo fronte i progressi sono concreti e la Cina ha già completato circa metà dell'impegno annuo di 25 milioni di tonnellate di soia; sul secondo invece, il CEO di Boeing Kelly Ortberg ha smorzato le aspettative di un ordine "blockbuster" da 200 velivoli, prospettando invece acquisti incrementali da parte di singoli vettori. Il nodo strutturale, secondo Chad Brown del Peterson Institute, resta la leva cinese su terre rare e magneti permanenti: fino a quando Washington non risolve questa dipendenza, il massimo risultato realisticamente ottenibile è il mantenimento dello status quo, non una vera concessione bilaterale.
Il secondo punto rilevante è quello dell'intelligenza artificiale: nel weekend, a margine dei colloqui preparatori a New York tra il Segretario al Tesoro Bessent e il Vice Premier He Lifeng, è stata discussa l'istituzione di un "U.S.-China AI Dialogue", con una proposta statunitense di sistema di notifica per gli incidenti legati all'AI. È significativo che il focus non sia tanto sulle vendite di chip Nvidia H200 — tema secondario secondo fonti vicine ai negoziati — quanto sul rischio che tecnologia cinese avanzata finisca nelle mani di attori ostili: un terreno negoziale più simile ai colloqui di sicurezza di Ginevra del 2024 che a una trattativa commerciale.
C'è poi il discorso sulla composizione delle delegazioni. Alla cena di Stato per Xi parteciperanno pesi massimi del business americano — Bezos, Musk, Pichai, Dell, Huang, Altman, Jane Fraser di Citigroup e Tim Cook — ma alla vigilia dell'incontro gli Stati Uniti non avevano ancora ricevuto domande di visto da rappresentanti d'impresa cinesi, e il "Board of Investment" annunciato a maggio resta privo di dettagli operativi. È un indicatore utile: la partecipazione asimmetrica segnala che, al momento, l'iniziativa di investimento bilaterale è più un annuncio politico che un veicolo funzionante.
Infine, il tema più rilevante per i mercati energetici: la guerra in Iran, che secondo gli analisti prenderà il sopravvento su Taiwan nell'agenda del vertice. Pechino ha finora evitato un coinvolgimento diretto, posizionandosi piuttosto come facilitatore di un cessate il fuoco — un ruolo coerente con il suo status di primo acquirente del crude iraniano, che assorbe stabilmente circa il 90% delle esportazioni di Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha incontrato Wang Yi a Pechino la settimana scorsa proprio per rafforzare questo sostegno. Trump, dal suo canto, si è detto "aperto" a un incontro con il presidente iraniano Pezeshkian a margine dell'Assemblea ONU. Dato l'impatto della guerra su mercati energetici già tesi — come evidenziato dai crack spread sul diesel ai massimi storici — qualsiasi segnale di mediazione cinese avrebbe implicazioni immediate sui premi di rischio geopolitico incorporati nei prezzi del crude.