Le banche centrali si concedono una pausa, anche se sono previsti ulteriori aumenti

Da Reuters News

di Sophie Kiderlin e Stefano Rebaudo

- Questa settimana le principali banche centrali hanno concesso una pausa agli aumenti dei tassi d’interesse, ma non hanno affatto concluso il loro percorso, con i prezzi dell’energia vicini ai massimi degli ultimi mesi e nessuna soluzione in vista per il conflitto in Medio Oriente.

Sia la Federal Reserve che la Banca centrale europea hanno mantenuto i tassi invariati questa settimana, ma hanno segnalato che, con l’inflazione al di sopra dell’obiettivo, c’è ancora del lavoro da fare. L’attenzione è inoltre rivolta alla Bce, poiché la presidente Christine Lagarde ha annunciato che si dimetterà in anticipo (link).

Probabilmente la Banca del Giappone manterrà i tassi invariati nel corso della settimana, ma le riunioni delle banche centrali della prossima settimana dovrebbero portare a rialzi, compreso quello della Banca d’Inghilterra, il primo del 2026.

Ecco la situazione delle banche centrali del Gruppo dei 10 Paesi sviluppati, classificate in ordine decrescente in base al tasso di riferimento.

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1/ AUSTRALIA

La Reserve Bank of Australia ha aumentato i tassi di interesse quattro volte quest’anno (link).

La prossima decisione di politica monetaria è prevista per il 3 novembre e i mercati ritengono molto probabile un altro rialzo, spinti da un dato sull’inflazione in forte aumento (link) e dai commenti «hawkish» (link) della governatrice Michele Bullock.

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2/ NORVEGIA

Anche la Norges Bank si riunirà la prossima settimana dopo aver colto di sorpresa i mercati con un aumento a maggio (link) e aver ripetuto la mossa a settembre (link), lasciando aperta la porta a ulteriori inasprimenti.

A settembre l’inflazione core annuale si è attestata al 3,0%, leggermente al di sopra della previsione del 2,9% della banca centrale.

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3/ STATI UNITI

La Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati (link) mercoledì in vista delle elezioni di medio termine statunitensi della prossima settimana, in attesa di ulteriori dati sull’inflazione, che «è rimasta elevata».

Il presidente Donald Trump ha ripetutamente chiesto tagli ai tassi e recentemente ha accusato i responsabili politici di essere “ostili” e “di parte” dopo l’aumento dei tassi di settembre. Il presidente della Fed Kevin Warsh (link) ha respinto tali accuse, sottolineando l’indipendenza della banca centrale.

Gli operatori valutano all’80% la probabilità di un rialzo a dicembre e prevedono almeno un ulteriore aumento, probabilmente due, nel 2027.

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4/ REGNO UNITO

La Banca d’Inghilterra non ha ancora aumentato i tassi quest’anno, ma la situazione probabilmente cambierà la prossima settimana.

I mercati stanno scontando quasi interamente un aumento, sulla scia dei dati recenti, tra cui un’inflazione a settembre superiore alle attese (link) e una ripresa della crescita salariale (link).

Il governatore Andrew Bailey avverte da tempo che la probabilità di un aumento cresce quanto più a lungo i prezzi dell’energia rimangono elevati.

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5/ NUOVA ZELANDA

La Banca Centrale della Nuova Zelanda ha sorpreso tutti mercoledì mantenendo il proprio tasso ufficiale di riferimento (link) al 2,75% con una votazione serrata, anziché procedere al terzo rialzo consecutivo.

La governatrice Anna Breman ha affermato giovedì che le probabilità che la banca aumenti il tasso ufficiale di sconto a dicembre sono «elevate (link)»

I mercati ritengono che la probabilità che ciò avvenga sia pari a circa l’80%.

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6/ AREA EURO

La Banca centrale europea ha adottato quella che gli operatori di mercato considerano una decisione restrittiva, lasciando i tassi invariati (link) ma avvertendo che i rischi di inflazione sono in aumento.

La sfida più immediata della banca centrale è il forte aumento del premio di rischio sul debito francese, determinato dalle crescenti preoccupazioni degli investitori riguardo al carico del debito del Paese e alla traiettoria fiscale incerta

La presidente Christine Lagarde si è dimessa (link) giovedì per poter intervenire su questioni politiche in Francia e a livello globale.

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7/ CANADA

La Banca del Canada ha aumentato il tasso di riferimento (link) mercoledì per la prima volta in oltre tre anni, come ampiamente previsto, ma il governatore Tiff Macklem ha affermato che la politica monetaria rimane leggermente accomodante.

La banca centrale ha aumentato il tasso di 25 punti base portandolo al 2,5%, un livello ancora inferiore al 2,75% che, secondo le stime della BoC, non è né restrittivo né espansivo per l’economia.

La BoC ha inoltre rivisto al rialzo la propria previsione di inflazione per il 2027, portandola al 3,1% dal 2,0% previsto a luglio.

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8/ SVEZIA

La Riksbank svedese, da tempo schierata sul fronte accomodante, sembra ora pronta a un rialzo dei tassi, con i mercati che valutano circa l’80% di probabilità che ciò avvenga la prossima settimana.

All’inizio di questo mese il governatore della banca centrale svedese ha affermato che vi sono solidi motivi per un rialzo (link), poiché l’economia sta registrando risultati migliori del previsto e il rischio che l’inflazione superi (link) il proprio obiettivo è aumentato.

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9/ GIAPPONE

La Banca del Giappone dovrebbe mantenere invariati i tassi questa settimana.

Tuttavia, la banca centrale dovrebbe segnalare la propria disponibilità a continuare ad aumentare i costi di indebitamento, e fonti hanno riferito a Reuters che potrebbe anche rivedere al rialzo le proprie previsioni sull’inflazione (link). I dati recenti (link) hanno evidenziato un aumento delle pressioni sui prezzi (link) oxidation.

I mercati, tuttavia, non stanno scontando appieno un altro aumento da parte della BOJ fino a gennaio 2027.

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10/ SVIZZERA

La Banca nazionale svizzera (SNB) dovrebbe mantenere il tasso di riferimento allo 0% nei prossimi mesi. Il verbale della riunione di settembre ha evidenziato che i responsabili politici ritengono che le condizioni monetarie siano «adeguate» (link) per mantenere l’inflazione entro il proprio intervallo obiettivo nel medio termine.

I bassi rendimenti dovrebbero impedire un apprezzamento troppo marcato del franco, anche se nel 2026 le tensioni geopolitiche hanno spesso spinto gli investitori verso i beni rifugio.

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