I titoli statunitensi salgono sempre dopo le elezioni di medio termine. Questa volta sarà diverso?: McGeever
di Jamie McGeever
ORLANDO, Florida, 7 novembre (Reuters) - Il crollo del mercato (link) a seguito della pesante sconfitta elettorale subita martedì dai repubblicani potrebbe preannunciare un anno difficile per Wall Street. Eppure la storia dimostra che i titoli azionari statunitensi tendono a salire nell’anno successivo alle elezioni di medio termine (link), e di solito in misura piuttosto consistente.
Ma se il secondo mandato del presidente statunitense Donald Trump (link) ci ha insegnato qualcosa, è che molte delle ipotesi economiche e delle strategie di mercato che hanno plasmato il pensiero degli investitori per decenni potrebbero non essere più valide.
Quindi, mentre si placano le acque dopo queste storiche elezioni di medio termine, la domanda è: questa volta è diverso? La reazione immediata degli investitori alla schiacciante vittoria dei Democratici è stata certamente illuminante — Wall Street ha perso 3.200 miliardi di dollari (link) e i titoli statunitensi del settore dei chip .SOX sono crollati del 12% giovedì, registrando il secondo calo più consistente mai registrato — tra i timori che un Congresso a maggioranza democratica possa rallentare la vertiginosa espansione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale.
Questo nervosismo è forse un segnale di ciò che ci aspetta?
IL MANUALE STORICO
Se la storia si ripete, le prospettive per l’anno successivo alle elezioni di medio termine dovrebbero essere positive. Nei 12 mesi successivi a ogni elezione di medio termine dal 1950, l’indice S&P 500 .SPX è salito, guadagnando in media circa il 15%.
Ma si potrebbe obiettare che il mercato azionario registra rialzi in quasi tutti i periodi di 12 mesi. È vero, ed è proprio per questo che è fondamentale un’analisi più approfondita dei dati.
Dal secondo dopoguerra, secondo gli analisti di Deutsche Bank, l’indice S&P 500 ha registrato un rialzo nel 71% degli anni solari, con un guadagno medio di poco superiore al 9% e un aumento mediano dell’11,6%.
E che dire dei 12 mesi successivi alle elezioni di medio termine? Tra il 1946 e il 2022, il mercato è salito nel 100% dei casi dopo il voto, registrando un guadagno medio del 14,4% e un rendimento mediano del 13,7%. Si tratta di un vantaggio medio di circa 4-5 punti percentuali e di circa 2 punti nella mediana.
A cosa è dovuto questo fenomeno? In parte, è dovuto a ciò che accade tipicamente prima delle elezioni di medio termine. Secondo Keith Lerner, direttore degli investimenti presso Truist Wealth Advisory, dal 1949 l’aumento medio dell’indice S&P 500 negli anni delle elezioni di medio termine è stato solo dell’8,4%. L’incertezza relativa al voto, ai cambiamenti nell’equilibrio dei poteri e alle implicazioni politiche cresce in vista delle elezioni e può pesare sui rendimenti.
Dopo il voto, questa incertezza viene, in teoria, eliminata, mentre un governo diviso e lo stallo politico riducono la probabilità di cambiamenti politici significativi e radicali. Agli investitori questo, in genere, piace.
Lerner rileva inoltre una curiosità degna di nota che contribuisce a spiegare la sovraperformance post-elezioni di medio termine. Dal 1950, l’economia statunitense non è mai entrata in recessione durante il terzo anno di un mandato presidenziale, ovvero l’anno solare successivo alle elezioni di medio termine.
Lerner calcola che il rendimento medio dell’S&P 500 in questi anni sia del 20,9%, significativamente superiore alla media registrata nel primo, secondo e quarto anno dei cicli presidenziali. Sebbene non vi sia un unico fattore determinante, la politica fiscale espansiva varata nei primi due anni spesso richiede tempo per produrre effetti, mentre storicamente gli aumenti dei tassi da parte della Federal Reserve tendono a non incidere in quel periodo.
FESSURE NEL MANUALE
Eppure non esistono due periodi identici, e vi sono alcune differenze piuttosto evidenti tra l’attuale contesto economico e di mercato e quelli delle passate elezioni di medio termine. Alcune spiccano in particolare.
In primo luogo, il mercato azionario ha registrato una performance solida in questo anno di elezioni di medio termine, con l’S&P 500 ancora solo al 5% al di sotto del suo massimo storico anche dopo il crollo di giovedì. Ciò significa che il potenziale per ulteriori forti rialzi potrebbe essere limitato.
D’altro canto, c’è ancora ampio margine per ulteriori inversioni di tendenza. Prima del crollo di giovedì, il calo massimo registrato quest’anno dall’indice S&P 500 era stato solo del 9%. Si tratta di circa la metà del calo massimo tipico, che in un anno di elezioni di medio termine si attesta tra il 18% e il 19%, secondo JPMorgan.
Questo aspetto è particolarmente importante perché il mercato azionario statunitense non è mai stato così concentrato. Che si tratti del cosiddetto gruppo dei “Magnifici Sette”, composto dai giganti del Big Tech, degli “hyperscaler” al centro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, o delle decine di società “legate all’IA” coinvolte in un più ampio sviluppo del settore, è un dato di fatto che utili, rendimenti, capitalizzazione di mercato e investimenti non siano mai ruotati attorno a così poche aziende.
Come hanno dimostrato le ultime settimane, anche se solo una manciata di giganti tecnologici non riuscisse a soddisfare le elevate aspettative incorporate nei prezzi attuali, gli indici di riferimento potrebbero subire un brusco calo.
Alla base di questa concentrazione c’è il più grande boom di investimenti della storia. Le somme astronomiche investite nell’IA, che secondo alcune stime dovrebbero superare i 10.000 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2032, hanno portato i prezzi delle azioni e la ricchezza delle famiglie a livelli record e, secondo molti osservatori, stanno gonfiando un’enorme bolla.
È difficile ignorare i parallelismi con il boom e il crollo delle dotcom (link). Internet ha trasformato il mondo e ha dato vita a molti dei giganti tecnologici da mila miliardi di dollari di oggi, ma quel percorso ha comportato anche spese eccessive, arroganza e «esuberanza irrazionale» che hanno portato allo spettacolare crollo del mercato un quarto di secolo fa. La frenesia di spesa nell’IA e il debito crescente contratto per finanziarla rappresentano forse un’allocazione errata del capitale ancora più grave?
Infine, c’è la prospettiva sui tassi di interesse. La Federal Reserve ha aumentato i tassi di un quarto di punto percentuale a settembre (link), e i mercati finanziari scommettono che li aumenterà di un altro mezzo punto percentuale l’anno prossimo, portando l’inasprimento cumulativo a 75 punti base. Tuttavia, secondo la Federal Reserve Bank di Chicago, il ciclo di inasprimento medio dal 1954 è stato di 400 punti base ed è durato 23 mesi.
In altre parole, i mercati sono attualmente preparati per il ciclo di inasprimento più moderato nella storia della Fed. Si tratta di una proiezione benigna, soprattutto considerando che l’inflazione si attesta da quasi sei anni al di sopra dell’obiettivo. Sebbene un rallentamento nel settore dell’intelligenza artificiale possa pesare sulla crescita, la Fed potrebbe anche trovarsi ad affrontare lo spettro della stagflazione se i conflitti in Medio Oriente (link) e in Ucraina (link) mantenessero elevati i prezzi dell’energia.
In ogni caso, Wall Street non sembra preparata a una Fed più aggressiva. La storia offre ben poco conforto in questo senso: la politica della Fed dopo le elezioni di medio termine non mostra uno schema coerente, con la banca centrale che in cicli diversi ha aumentato, allentato o mantenuto stabili i tassi.
IL RISCHIO DI INVERSIONE DI TENDENZA
Se il modello post-elezioni di medio termine dovesse confermarsi e gli Stati Uniti evitassero la recessione nel 2027, gli investitori potrebbero trovarsi di fronte a un anno eccezionale. Ma questo è tutt’altro che certo.
La recessione non è lo scenario di base previsto da molti per il prossimo anno, ma le turbolenze che stanno scuotendo i titoli tecnologici in questo momento rischiano di innescare un terremoto economico ancora più profondo. Considerando quanto sia cruciale il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale per Wall Street e per il benessere finanziario del Paese, una flessione o un’inversione improvvisa potrebbero portare la “parola con la R” al centro dell’attenzione.
Per quanto riguarda le note a piè di pagina più cupe della storia, le uniche due eccezioni al modello di sovraperformance post-elezioni di medio termine in quasi un secolo sono il 1930 e il 1938. I 12 mesi che seguirono questi anni furono segnati dalla Grande Depressione e dalla fase di preparazione alla Seconda Guerra Mondiale.
Questa volta è diverso, vero?
(Le opinioni qui espresse sono quelle dell’autore, editorialista di Reuters)
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