I rialzisti di Wall Street si provano il cappellino con la scritta “S&P 10.000”: McGeever
di Jamie McGeever
ORLANDO, Florida, 5 ottobre (Reuters) - È troppo presto per iniziare a ordinare i cappellini con la scritta «S&P 10.000»?
Forse, ma non di molto. L’indice S&P 500 è salito alle stelle negli ultimi anni, trainato da un boom storico degli investimenti nell’intelligenza artificiale, da enormi iniezioni di stimoli fiscali e da condizioni finanziarie ancora accomodanti. Potrebbe superare gli 8.000 punti nel giro di pochi giorni. Una volta superato quel traguardo, l’obiettivo psicologicamente importante dei 10.000 punti improvvisamente non sembra più così lontano.
Quanto tempo ci vorrà per arrivarci è difficile da prevedere. Ma Roundhill Investments (link), una società che gestisce fondi negoziati in borsa () ETF), sta cercando di restringere il campo a una data specifica. Roundhill, il cui patrimonio gestito ammonta attualmente a poco meno di 40 miliardi di dollari, ha appena lanciato il suo ETF “XX S&P 500 Target 10.000 2030”, che investirà l’intero patrimonio in opzioni call a lungo termine che garantiranno agli investitori guadagni “sostanziosi” se l’indice di riferimento supererà la soglia dei 10.000 punti il 10 gennaio 2030.
Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research, sostiene da tempo che il livello di 10.000 punti sarà raggiunto entro la fine di questo decennio. Recentemente ha assunto un atteggiamento più cauto sulle prospettive a breve termine, posticipando il suo obiettivo per l’S&P 500 di 8.400 punti dalla fine del 2026 alla metà del 2027, ma conferma la sua previsione di «10.000 entro la fine del decennio».
Mancano poco più di tre anni a queste date obiettivo. È un lasso di tempo sufficiente perché l’indice registri un rialzo di circa il 30%? Si tratta di un obiettivo ambizioso, ma certamente non impossibile, soprattutto se la stagione degli utili societari del terzo trimestre, che prende il via questa settimana, si rivelerà anche solo vagamente solida come quella precedente.
GIUSTO E «SBAGLIATO»
Sebbene «S&P 10.000» possa ancora sembrare un po’ fantasioso, è molto più facile da immaginare rispetto a quanto lo fosse «Dow 40.000» nel giugno 1999, quando l’investitore David Elias pubblicò il suo ormai famoso libro (link) «Dow 40.000: Strategies for Profiting from the Greatest Bull Market in History». Al momento della pubblicazione, il Dow Jones Industrial Average si attestava intorno agli 11.000 punti e si trovava nelle fasi finali del rally alimentato dal boom di Internet, che aveva visto l’indice triplicarsi nei sei anni precedenti. Elias aveva previsto che avrebbe raggiunto lo storico traguardo dei 40.000 entro il 2016.
Si sbagliò di otto anni.
Il Dow raggiunse il suo picco dell’era dot-com a 11.750 punti nel gennaio 2000, prima di crollare. Non tornò a quei livelli per quasi sette anni.
E per quanto riguarda i 40.000? Il Dow ha effettivamente raggiunto quel traguardo, ma i conduttori dei notiziari finanziari e gli operatori sul parquet della Borsa di New York hanno dovuto attendere fino al 2024 per rispolverare e indossare finalmente i loro cappellini con la scritta “Dow 40.000”. Elias aveva ragione sulla cifra, ma nei mercati arrivare così in ritardo equivale a sbagliare.
E che dire del mercato rialzista di oggi? La ragione della fiducia di Yardeni e di altri può essere riassunta in una sola parola: utili. Gli utili delle società statunitensi sono cresciuti di oltre il 50% nel secondo trimestre e si prevede che crescano di oltre il 35% nel terzo.
Gli utili sono il «collante» che tiene insieme il tutto, secondo Manish Kabra di Société Générale. Egli ritiene che l’utile per azione (EPS) raggiungerà i 400 dollari entro la fine dell’anno, un valore notevolmente superiore all’attuale consenso LSEG di 363,50 dollari.
Ciò porta l’indice S&P 500 a 8.000 punti alla fine di quest’anno. Il calcolo è semplice: moltiplicando 400 per 20 — il rapporto prezzo/utili attesi a cui il mercato sta attualmente operando — si arriva allo scenario base di Kabra per la fine dell’anno, rivale a 8.000 punti. Lo scenario “molto rialzista” di Kabra — rendimenti dei titoli del Tesoro vicini al 4%, petrolio di nuovo a 80 dollari al barile e flusso di cassa libero degli hyperscaler statunitensi che torna positivo — potrebbe portare l’S&P 500 a raggiungere i 10.000 punti entro la fine del prossimo anno, afferma.
RISCHIO DI CONCENTRAZIONE
Se quel picco storico dovesse essere raggiunto a breve, l’economia statunitense dovrà probabilmente rimanere resiliente ed evitare la recessione.
Se si esclude la crisi anomala causata dal Covid-19, l’economia statunitense non è entrata in recessione da quasi due decenni. Per quanto tempo potrà durare questa fortuna? Le recessioni e le gravi flessioni di mercato sono quasi sempre innescate dall’aumento dei costi di indebitamento, quindi gli investitori che ignorano il recente aumento della curva dei tassi statunitense lo fanno a loro rischio e pericolo.
Ci sono anche molte ragioni specifiche del mercato per cui è opportuno essere cauti: la concentrazione nei titoli legati all’intelligenza artificiale (AI) e in quelli correlati è a livelli record, mentre l’ampiezza del mercato è la peggiore degli ultimi venticinque anni. È una situazione insostenibile, vero?
Infine, anche la saga del “Dow a 40.000” dovrebbe far riflettere seriamente gli investitori. L’S&P raggiungerà prima o poi i 10.000 punti, ma ci saranno ben pochi motivi per festeggiare se per arrivarci ci vorrà un decennio e una forte correzione.
A Wall Street, però, la memoria è notoriamente corta. Se gli utili del terzo trimestre saranno eccezionali, potrebbe non passare molto tempo prima che i cappellini con la scritta “S&P 10.000” facciano la loro comparsa sul parquet del NYSE.
(Le opinioni qui espresse sono quelle dell’autore, editorialista di Reuters)
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