Gli investitori temono rischi legati ai deflussi di capitali e ai cambi, mentre MSCI si appresta a declassare l'Indonesia

Da Reuters News

- Il mercato azionario indonesiano non è più degno dello status di “mercato emergente”, ha affermato MSCI (link), e il fornitore di indici ha proposto di escluderlo da una serie di prodotti seguiti dagli investitori globali.

Questa mossa rappresenta una grave battuta d’arresto che rischia di provocare una fuga di capitali. Ecco cosa ne pensano gli operatori di mercato:


ANGUS MACKINTOSH, SPECIALISTA DELL’ASEAN, ALETHIA CAPITAL, SINGAPORE:

«La mossa sembra eccessiva, considerando le iniziative intraprese dall’Indonesia per affrontare le questioni relative alla trasparenza del mercato e al flottante. Il problema per l’Indonesia è la mancanza di prove concrete dell’attuazione delle misure e l’incapacità di sanzionare coloro che sono palesemente coinvolti nella manipolazione dei titoli. L’unico modo per l’Indonesia di porre rimedio a questa situazione sarebbe quello di imporre sanzioni severe e multe a coloro che sono coinvolti in operazioni concertate di manipolazione azionaria.

«Questa mossa non riflette lo stato di salute della stragrande maggioranza delle società quotate né, di fatto, dell’economia indonesiana, e raggruppare l’Indonesia con Libano, Palestina e Argentina non ha senso.»


RADHIKA RAO, ECONOMISTA SENIOR, DBS BANK, SINGAPORE:

«Questo potenziale sviluppo potrebbe rivelarsi più sfavorevole di una riclassificazione del livello di rischio, poiché anche gli investitori passivi vincolati da un mandato potrebbero ridurre la propria esposizione. Qualsiasi conseguente tendenza alla riduzione del rischio sul fronte valutario provocherebbe probabilmente una maggiore vigilanza e un intervento da parte della banca centrale.»


GARY TAN, GESTORE DI PORTAFOGLIO, ALLSPRING GLOBAL INVESTMENTS, SINGAPORE:

«La consultazione è una sorpresa, viste le misure che l’Indonesia ha già adottato per migliorare l’accessibilità al mercato, tra cui l’abolizione del limite minimo del prezzo delle azioni. La prospettiva di uno status autonomo potrebbe incoraggiare gli investitori legati agli indici a ridurre ulteriormente il rischio, ma per l’Indonesia, a nostro avviso, la preoccupazione maggiore non è tanto l’impatto diretto sui titoli azionari, quanto piuttosto la potenziale pressione sulla valuta derivante dai deflussi di capitali esteri.»


IRMAN FAIZ, ECONOMISTA, BANK DANAMON INDONESIA:

«La valutazione insolitamente severa di MSCI aumenta l’incentivo per gli investitori istituzionali a ridurre l’esposizione in vista della decisione finale, prolungando potenzialmente la volatilità azionaria e indebolendo la propensione al rischio degli investitori stranieri.

Il rischio maggiore è di natura strutturale e va da una ridotta partecipazione istituzionale e una minore liquidità a costi di indebitamento azionario più elevati. Le banche a grande capitalizzazione sono particolarmente esposte, mentre le ripercussioni sui titoli di Stato dipenderanno dalla propensione al rischio degli investitori in generale piuttosto che da vendite automatiche legate all’indice.»


JAYDEN VANTARAKIS, RESPONSABILE DELLA RICERCA AZIONARIA SULL’ASEAN, MACQUARIE CAPITAL, SINGAPORE:

«L’ipotesi di lavoro della maggior parte degli investitori azionari con cui abbiamo parlato di recente era che le misure adottate in materia di free-float e di divulgazione della concentrazione azionaria sarebbero state sufficienti a scongiurare un declassamento.»

«L’estensione della revisione da novembre 2026 a giugno 2027 prolunga inoltre il periodo di incertezza per gli investitori».



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