Ex Ilva, proteste pesano su raffineria Eni, rischio carenza carburante al Sud
ROMA, 14 ottobre (Reuters) - Le proteste sul futuro dell'ex Ilva minacciano le forniture di carburante nel Sud Italia dopo il blocco dei rifornimenti alla raffineria Eni ENI.MI di Taranto.
I sindacati hanno proclamato altre 48 ore di sciopero contro il piano del governo, ritenuto privo di una soluzione industriale di lungo termine e destinato a spingere migliaia di lavoratori in cassa integrazione.
I disordini si sono estesi oltre lo stabilimento di Taranto quando i manifestanti hanno bloccato l’accesso alla vicina raffineria Eni, un centro nevralgico per la fornitura di carburante che serve Puglia, Basilicata e Calabria.
Ieri il gruppo energetico ha detto che oltre 50 delle sue circa 300 stazioni di servizio rifornite dalla raffineria avevano esaurito le scorte di carburante, mentre la controllata Enilive aveva segnalato carenze di carburante negli aeroporti di Bari e Brindisi.
Eni ha avvertito che un’interruzione prolungata delle forniture di gas tecnici e di altri materiali necessari al funzionamento dell’impianto potrebbe costringere a un arresto controllato delle unità della raffineria.
I primi avvisi al settore dell’aviazione, che segnalavano scorte ridotte di carburante Jet A1, sono stati successivamente aggiornati a indicare che il carburante non era disponibile a Bari e Brindisi, ad eccezione di forniture limitate riservate a voli di emergenza, di soccorso, ospedalieri e di Stato, con restrizioni destinate a rimanere in vigore fino al 16 ottobre.
Le autorità aeroportuali hanno detto che i voli operavano normalmente e che la situazione è sotto stretta sorveglianza.
I timori relativi alla carenza di carburante giungono mentre il governo cerca di contenere le ripercussioni della crisi dell’Ilva. Ieri, in occasione di una riunione del Consiglio dei ministri, sono state prorogate fino a giugno 2027 le misure speciali di cassa integrazione anche per i lavoratori dell'indotto e sono stati introdotti incentivi per le aziende che assumono ex dipendenti Ilva.
Il Consiglio dei ministri ha inoltre approvato misure volte a mantenere aperta l’area a caldo dell’acciaieria, in attesa della sentenza della Corte di cassazione prevista per il 20 ottobre, che dovrà stabilire se gli impianti saranno chiusi.