Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: la fine dell'incertezza potrebbe dare una direzione a Wall Street
I mercati non amano l'incertezza e la volatilità tende ad aumentare in vista del voto, ma una volta noti i risultati gli indici potrebbero riuscire a imboccare una direzione più chiara.
Il 3 novembre gli americani si recano alle urne per le elezioni di metà mandato (midterm), che decideranno il controllo del Congresso. I mercati non amano l'incertezza e la volatilità tende ad aumentare in vista del voto, ma una volta noti i risultati gli indici potrebbero riuscire a imboccare una direzione più chiara. Per l'azionario statunitense il voto conta, ma potrebbe non essere il fattore decisivo.
Che cosa è in gioco il 3 novembre
Sono in palio tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato. Il voto arriva in un momento difficile per la Casa Bianca: la guerra con l'Iran, iniziata a febbraio, ha fortemente limitato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, a settembre la benzina costava il 34,2% in più rispetto a un anno prima, secondo il Bureau of Labor Statistics, e l'indice di gradimento di Donald Trump è sceso ai minimi storici.
I mercati predittivi assegnano ai Democratici un netto vantaggio. Su Polymarket, al 22 ottobre, la probabilità di una vittoria democratica in entrambe le camere era del 68%, quella di un Congresso diviso, con i Democratici alla Camera e i Repubblicani al Senato, del 24%, e quella che i Repubblicani mantengano il controllo di entrambe le camere appena del 9%. Decision Desk HQ attribuisce ai Democratici il 77% di probabilità di conquistare la Camera.
Quadro macroeconomico: inflazione in aumento, lavoro in raffreddamento
Gli indici si avvicinano alle elezioni in un contesto macroeconomico impegnativo. L'inflazione ha ripreso a salire sulla spinta dell'energia, il mercato del lavoro ha perso slancio e la Fed ha già ripreso ad alzare i tassi. Si tratta di una combinazione insolita, che lascia l'azionario esposto sia al rischio di tassi più alti sia a un rallentamento degli utili.
| Indicatore | Ultimo dato | Commento |
|---|---|---|
| Inflazione (CPI, su base annua) | 3,7% (set) | In accelerazione con la benzina, +34,2% in un anno |
| Inflazione core (CPI) | 2,6% (set) | Sopra il 2,5% atteso |
| PCE / PCE core | 3,4% / 3,0% (ago) | L'indicatore preferito dalla Fed |
| PIL (tasso annualizzato) | 2,2% (2° trim.) | Stima del 3° trimestre attesa il 29 ottobre |
| Tasso di disoccupazione | 4,2% (set) | In aumento dal 4,1% di agosto |
| Creazione di posti di lavoro (payroll) | +29.000 (set) | Ben al di sotto degli 84.000 attesi |
| Salari (su base annua) | 3,0% (set) | Crescono meno dell'inflazione |
| Tasso sui Fed funds | 3,75%–4,00% | Rialzo di 25 pb a settembre |
| Rendimento del Treasury decennale | ~5,0% | Toccato il 5,35%, massimo dal 2002 |
| Brent | ~113–115 USD | Massimo di cinque mesi sulle tensioni con l'Iran |
Fonti: Bureau of Labor Statistics, Bureau of Economic Analysis, Federal Reserve e dati di mercato. Ultimi dati disponibili al 23 ottobre 2026.
Con i salari in crescita del 3,0% e i prezzi del 3,7%, il potere d'acquisto delle famiglie si sta riducendo, un tema centrale della campagna elettorale. Per l'azionario la sfida è duplice: i tassi elevati pesano sulle valutazioni delle società growth, mentre il raffreddamento del mercato del lavoro minaccia gli utili delle aziende più dipendenti dai consumi interni, molte delle quali comprese nel Russell 2000. Il 29 ottobre la prima stima del PIL del terzo trimestre e i dati PCE di settembre saranno gli ultimi dati di rilievo prima del voto.
I mercati non amano l'incertezza
La storia dimostra che l'esito elettorale conta meno dell'incertezza che lo precede. JPMorgan si attende una volatilità più elevata fino al giorno del voto, e i dati sulle opzioni elaborati da Barclays indicano un movimento di circa lo 0,8% dell'S&P 500 il 4 novembre, il giorno successivo alle elezioni.
La volatilità è già evidente. L'S&P 500 ha toccato massimi storici il 9 ottobre, ma la settimana dal 12 al 16 ottobre è stata segnata da forti vendite sul comparto tecnologico. Il Nasdaq 100 (US100) ha perso circa il 5,5% nel periodo, la peggiore settimana da aprile 2025, con vendite concentrate sui semiconduttori e sulle società legate all'intelligenza artificiale. Secondo i dati di Goldman Sachs, gli hedge fund hanno ridotto l'esposizione alla tecnologia al ritmo più rapido almeno dal 2016. Nello stesso periodo l'S&P 500 ha ceduto quasi il 2%, il calo settimanale più ampio da giugno. Le vendite sono tornate il 22 ottobre dopo i risultati di Meta e Tesla: il Nasdaq 100 (US100) ha perso quasi il 3% e l'S&P 500 l'1,2%.
Il Russell 2000, l'indice delle società a piccola e media capitalizzazione, è stato colpito ancora più duramente. Il 14 ottobre è entrato in territorio di correzione, circa l'11% sotto il massimo di agosto. Le società più piccole sono più sensibili ai tassi d'interesse perché hanno un indebitamento maggiore, e una quota più ampia a tasso variabile, il che le rende particolarmente vulnerabili alla prospettiva di ulteriori rialzi da parte della Fed. Una volta noti i risultati, il mercato potrà valutare con maggiore chiarezza la direzione della politica fiscale, regolamentare e commerciale, e questo tende a facilitare la scelta di una direzione.
Tre scenari elettorali e l'impatto sugli indici
Per l'azionario, più di chi vince conta il modo in cui ciascun esito modifica le aspettative su tasse, regolamentazione e spesa pubblica. Le probabilità sono quelle di Polymarket al 22 ottobre.
SCENARIO 1 · I REPUBBLICANI MANTENGONO ENTRAMBE LE CAMERE · 9%
Sarebbe la sorpresa più grande rispetto ai sondaggi. Il mercato leggerebbe l'esito come una continuità delle politiche attuali, con maggiori margini per tagli fiscali, deregolamentazione e un ritmo sostenuto di investimenti nell'intelligenza artificiale. Nel breve termine potrebbe favorire le small cap del Russell 2000, le banche e l'energia, e potrebbe persino alimentare un rally speculativo iniziale. Tuttavia, la prospettiva di una spesa maggiore potrebbe accentuare i timori sui conti pubblici e spingere i rendimenti al rialzo, limitando i guadagni dei titoli tecnologici con valutazioni più impegnative.
SCENARIO 2 · I DEMOCRATICI CONQUISTANO LA CAMERA, I REPUBBLICANI MANTENGONO IL SENATO · 24%
È il Congresso diviso che diverse banche d'affari considerano come scenario di base. Nuove misure fiscali verrebbero bloccate, ma la politica commerciale e gran parte della regolamentazione resterebbero nelle mani della Casa Bianca. Storicamente lo stallo politico non ha penalizzato l'azionario: secondo JPMorgan, l'S&P 500 ha guadagnato in media il 21% nei due anni successivi a elezioni che hanno prodotto un Congresso diviso, contro il 18% in caso di controllo di un solo partito. Il rischio principale sarebbe uno scontro sul finanziamento del governo e sul tetto del debito nel 2027.
SCENARIO 3 · I DEMOCRATICI CONQUISTANO ENTRAMBE LE CAMERE · 68%
È lo scenario più probabile secondo i mercati predittivi ed è quindi già in parte riflesso nei prezzi. Un Congresso democratico comporterebbe un controllo più stringente sull'amministrazione e sulle Big Tech, il che potrebbe innescare volatilità sul Nasdaq 100 subito dopo il voto. D'altra parte, una minore probabilità di nuova spesa finanziata in deficit potrebbe allentare i rendimenti a lungo termine, un fattore di sostegno per le valutazioni azionarie.
Azioni: i titoli tecnologici dell'IA sotto i riflettori
Per capire dove si stanno dirigendo gli indici, bisogna guardare ai titoli che vi pesano di più. A inizio ottobre i Magnifici Sette rappresentavano circa il 35% dell'S&P 500 ma solo il 26% circa degli utili attesi nei prossimi 12 mesi, e trattavano in media a circa 23 volte gli utili attesi, contro le 17 volte del resto dell'indice. Con un simile grado di concentrazione, qualsiasi cambiamento del sentiment nei confronti dell'intelligenza artificiale pesa sugli indici più dello stesso risultato elettorale.
Nel 2026 l'andamento all'interno del gruppo è stato molto disomogeneo. Al 20 ottobre Apple e Nvidia guadagnavano circa il 25%, Tesla perdeva circa il 17% e i sette nel complesso avevano guadagnato circa l'11%. Le recenti vendite sui semiconduttori dimostrano che il mercato non premia più allo stesso modo tutte le società legate all'IA: dopo rialzi molto marcati, l'attenzione si è spostata sul costo degli investimenti, sul livello di indebitamento e sulla capacità di generare rendimenti.
Le elezioni potrebbero influire su queste società in tre modi:
Esportazioni di chip verso la Cina. La politica sulle esportazioni è stata definita principalmente dalla Casa Bianca, ma il Congresso vuole avere voce in capitolo. Una proposta bipartisan alla Camera, l'AI Overwatch Act, darebbe al Congresso il potere di esaminare e bloccare le vendite di chip avanzati. Un Congresso con maggiore influenza sull'amministrazione potrebbe rendere più stringente questo controllo, un rischio per i produttori di chip come Nvidia e AMD. A ciò si aggiunge la concorrenza della stessa Cina: secondo IDC, la quota di Nvidia nel mercato cinese dei chip IA per data center è scesa al 34% nel primo semestre, con Huawei già al 28%, mentre Pechino incoraggia le alternative nazionali.
Energia per i data center. Il costo dell'elettricità è diventato un tema della campagna elettorale. In PJM, la più grande rete elettrica degli Stati Uniti, i prezzi della capacità sono saliti da circa 29 a 329 dollari per megawatt-giorno tra il 2024/25 e il 2026/27, in larga parte a causa della domanda dei data center, e secondo Gallup il 71% degli americani è contrario alla costruzione di data center nella propria comunità. Norme che obblighino le società tecnologiche a pagare di più per l'energia che consumano potrebbero aumentare il costo degli investimenti nell'IA.
Regolamentazione e concorrenza. Un Congresso democratico intensificherebbe probabilmente il controllo sulle Big Tech, con più audizioni, indagini e pressioni su concorrenza e privacy, il che potrebbe pesare sulle valutazioni anche in assenza di nuove leggi.
Utili societari e guidance. Meta e Tesla hanno aperto la stagione il 21 ottobre. Entrambe hanno battuto le stime, ma il giorno seguente Meta ha perso quasi il 7% dopo che le ingenti spese per l'IA hanno portato il suo free cash flow in territorio negativo, e anche Tesla ha ceduto terreno dopo un forte calo del reddito operativo. Microsoft e Alphabet pubblicano i conti il 28 ottobre, Amazon il 29 ottobre e Apple il 2 novembre. Dopo le pesanti vendite sulla tecnologia, il mercato vorrà prove che gli investimenti nelle infrastrutture per l'IA, stimati in 720–745 mld di USD quest'anno per i quattro maggiori fornitori di servizi cloud, si stiano traducendo in ricavi e margini, e la guidance per i prossimi trimestri peserà probabilmente quanto i numeri trimestrali. Risultati solidi potrebbero restituire alla tecnologia la leadership; numeri deludenti potrebbero prolungare la correzione.
Al di là del voto, petrolio e Fed potrebbero contare altrettanto per gli indici: il 23 ottobre il Brent è salito oltre i 115 USD al barile, un massimo di cinque mesi, sui timori di nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran, e mentre i future indicano che la Fed lascerà i tassi invariati il 28 ottobre, i mercati si attendono ancora un ultimo rialzo a dicembre.
Cosa ci dice la storia
L'andamento delle ultime dieci elezioni di metà mandato suggerisce che il periodo successivo al voto tende a essere favorevole. In tutti i casi l'S&P 500 era più alto 12 mesi dopo il giorno delle elezioni, indipendentemente da chi avesse vinto.
| Anno | Camera | Senato | Cosa è cambiato | S&P 500 (12 mesi) |
|---|---|---|---|---|
| 1986 | D | D | I Democratici riconquistano il Senato | +1,1% |
| 1990 | D | D | I Democratici mantengono il Congresso | +25,1% |
| 1994 | R | R | I Repubblicani conquistano entrambe le camere | +27,1% |
| 1998 | R | R | I Repubblicani mantengono il Congresso | +22,0% |
| 2002 | R | R | I Repubblicani riconquistano il Senato | +14,9% |
| 2006 | D | D | I Democratici conquistano entrambe le camere | +6,7% |
| 2010 | R | D | I Repubblicani conquistano la Camera | +3,7% |
| 2014 | R | R | I Repubblicani conquistano il Senato | +4,5% |
| 2018 | D | R | I Democratici conquistano la Camera | +11,7% |
| 2022 | R | D | I Repubblicani conquistano la Camera | +14,5% |
| Media | +13,1% |
Variazione dell'S&P 500 dalla chiusura del giorno delle elezioni a un anno dopo, dividendi esclusi. Fonti: S&P Dow Jones Indices (indice di prezzo S&P 500, chiusure giornaliere); Camera dei Rappresentanti e Senato degli Stati Uniti (risultati elettorali). Elaborazioni Capital.com.
La media di questi dieci cicli è stata di circa il 13%, e il rialzo più debole, l'1,1% dopo il 1986, ha incluso il crollo dell'ottobre 1987. Nel breve termine il quadro è più disomogeneo: dal 1950, secondo i dati raccolti da Opening Bell Daily, l'S&P 500 è salito tra il giorno delle elezioni e la fine dell'anno in 13 cicli su 19, con un guadagno medio del 2,6%. Nel 2018, per esempio, l'indice era sceso del 9% entro fine dicembre sotto la pressione della Fed, ma un anno dopo il voto si trovava più in alto dell'11,7%. Ogni ciclo ha avuto un proprio contesto e non vi è alcuna garanzia che lo schema si ripeta.