Le grandi banche americane hanno chiuso un buon trimestre
Goldman Sachs e Citigroup hanno superato le attese, JPMorgan no; e tutte hanno parlato di quanti soldi serviranno per l’intelligenza artificiale.
Martedì quattro delle più grandi banche statunitensi, JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Wells Fargo e Citigroup, hanno pubblicato i risultati del terzo trimestre. Sono tra i primi risultati a uscire e aiutano a capire come va l’economia americana, perché le banche vedono da vicino quanto spendono le famiglie e quanto investono le aziende. Oggi tocca a Bank of America e Morgan Stanley.
Chi ha battuto le attese e chi no
Il risultato migliore è stato quello di Goldman Sachs: 17,01 dollari di utile per azione contro i 13,02 previsti dagli analisti e ricavi per 18,7 miliardi, quasi 2 in più delle stime, grazie soprattutto al trading azionario, cresciuto del 72 per cento in un anno. Anche Citigroup ha superato le attese su utili e ricavi, i più alti per un terzo trimestre da dieci anni. Wells Fargo ha fatto meglio del previsto sugli utili ma peggio sui ricavi. JPMorgan, la banca più grande del paese, le ha invece mancate entrambe: le capita di rado, visto che negli ultimi 20 trimestri le aveva superate 16 volte. Nonostante questo, JPMorgan ha alzato le previsioni sul margine di interesse per il 2026, cioè su quanto guadagna dalla differenza tra i tassi dei prestiti e quelli pagati sui depositi, a 106,2 miliardi di dollari. Lo stesso ha fatto Citigroup, che ha anche visto crescere del 15 per cento i servizi alle imprese.

Fonte: CNCB
JPMorgan e i tassi
Per JPMorgan il dato più deludente è stato quello del FICC, il trading su obbligazioni, valute e materie prime: 5,4 miliardi di dollari, circa 550 milioni meno del previsto. L’amministratore delegato Jamie Dimon ha parlato anche dei tassi di interesse: il rendimento dei titoli di stato americani a dieci anni, che influenza il costo di mutui e prestiti, è passato in sei mesi da circa il 4 a oltre il 5 per cento. Secondo Dimon «passare dal 5 al 6 per cento sarebbe più doloroso che passare dal 4 al 5»: ha precisato che questo non è il suo scenario base, ma che bisogna essere preparati.
Famiglie e aziende tengono
Dalle conference call con gli analisti è emersa l’immagine di un’economia ancora solida. Mike Santomassimo, direttore finanziario di Wells Fargo, ha detto che consumatori e aziende stanno andando «molto bene» nonostante il prezzo alto della benzina, senza segnali di difficoltà nel rimborso dei prestiti. Jane Fraser, amministratrice delegata di Citigroup, ha osservato che a sostenere la crescita sono ancora soprattutto i consumi, più che l’intelligenza artificiale. Wells Fargo ha aperto oltre 660mila nuove carte di credito nel trimestre e ha accantonato per possibili perdite sui crediti meno di quanto stimato dagli analisti.
Meno commissioni di IB e quotazioni rinviate
Le commissioni dell’investment banking, cioè la consulenza su fusioni, acquisizioni e quotazioni in borsa, sono cresciute rispetto a un anno fa ma calate rispetto al trimestre precedente: dell’8 per cento per JPMorgan, del 5 per Goldman Sachs e Wells Fargo, del 13 per Citigroup. A pesare è stato soprattutto settembre, un mese debole per le IPO. David Solomon, amministratore delegato di Goldman Sachs, ha spiegato che molte aziende hanno preferito aspettare piuttosto che quotarsi a una valutazione inferiore del 10-15 per cento a quella sperata. JPMorgan parla di operazioni «rinviate, non cancellate». Goldman Sachs ha comunque ottenuto ricavi record dalla consulenza, 1,65 miliardi di dollari, ma il suo portafoglio di operazioni ancora da concludere si è ridotto rispetto a giugno, e tra gli analisti c’è chi si chiede se l’attività abbia raggiunto un picco.
L’intelligenza artificiale: un affare che tutti vogliono finanziare
Tutte e quattro le banche hanno parlato a lungo di intelligenza artificiale, soprattutto come di un’attività da finanziare: data center, reti e centrali elettriche richiedono enormi quantità di capitale, che secondo Goldman Sachs arriveranno a 7.600 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Solomon ha detto che la domanda di potenza di calcolo supera di molto l’offerta e che le banche saranno «nel mezzo» di questi finanziamenti, pur prevedendo prima o poi un riaggiustamento. Charlie Scharf, amministratore delegato di Wells Fargo, ha paragonato gli investimenti ai grandi boom infrastrutturali del passato, rischi compresi. Jeremy Barnum, direttore finanziario di JPMorgan, ha ammesso che nessuna banca sarebbe al riparo da un brusco cambio di umore sul settore.
In borsa la reazione è stata fredda per tutte e quattro. Alla chiusura di martedì Goldman Sachs ha perso lo 0,23%, JPMorgan lo 0,86%, Wells Fargo il 3,1% e Citigroup il 5,6%, nonostante avesse battuto le attese. È un segno che in questa stagione il mercato chiede molto anche a chi presenta buoni numeri.