Zona euro, impennata inflazione, pressione su Bce per rialzo tassi

Da Reuters News

- L'inflazione nella zona euro ha accelerato più del previsto a settembre e dovrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi mesi a causa dell'impennata dei costi energetici, mantenendo alta la pressione sulla Banca centrale europea affinché alzi ancora i tassi di interesse.

L’inflazione nei 21 Paesi che condividono l'euro è balzata al 3,8% a settembre dal 3,2% del mese precedente, superando le attese del 3,6% emerse da un sondaggio Reuters, trainata principalmente dai costi del carburante, del gas naturale e, in misura minore, dai costi dei generi alimentari.

Nel frattempo, l’indice dell'inflazione 'core' – un dato seguito con attenzione che esclude i prezzi volatili dei prodotti alimentari e dei carburanti e segnala le tendenze di fondo – è salito al 2,5% dal 2,4% grazie a un aumento dei prezzi dei servizi, secondo quanto emerso dai dati di Eurostat, l’agenzia statistica dell’Ue.

Questi dati rappresenteranno probabilmente un quadro contrastante per la Bce.

L’ulteriore aumento dell’inflazione complessiva sopra l’obiettivo del 2% è preoccupante e rafforzerà le richieste di rialzi dei tassi, dopo le due strette di quest’estate.

LA BCE MANTERRÀ LA SUA RISPOSTA "MISURATA"?

L’aumento contenuto dei dati di fondo indica che gli elevati costi energetici non hanno ancora generato quegli effetti di secondo impatto che potrebbero innescare una spirale inflazionistica difficile da arrestare.

Ciò suggerirebbe che la Bce possa attenersi alla sua risposta "misurata", un concetto indefinito che i mercati interpretano come rialzi dei tassi a intervalli regolari, magari in coincidenza con le proiezioni economiche trimestrali.

Gli investitori prevedono infatti fino a tre ulteriori rialzi del tasso sui depositi della Bce, attualmente al 2,5%, nel corso del prossimo anno, ma le probabilità di un intervento questo mese sono considerate trascurabili e il prossimo rialzo non è pienamente scontato dai mercati fino a gennaio.

Tuttavia, queste aspettative cambiano rapidamente e persino i responsabili della politica monetaria riconoscono che le loro stesse proiezioni sono fin troppo incerte.

Il costo del denaro è salito bruscamente, soprattutto perché l’impennata dei rendimenti statunitensi, ai massimi degli ultimi 24 anni, incide su tutti i debitori. Ma gli investitori chiedono anche un premio maggiore per detenere attività più rischiose. Inoltre, lo spread sul debito francese rispetto ai titoli tedeschi analoghi ha toccato i massimi degli ultimi decenni, sollevando interrogativi sulla sostenibilità del debito.

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