MORNING BID-Un nuovo tasso neutrale, molto simile a quello degli anni '90
28 settembre (Reuters) - Uno sguardo alla giornata sui mercati europei e globali, di Wayne Cole.
In Asia l'andamento dei mercati nel primo giorno della settimana è stato finora misto: petrolio e rendimenti obbligazionari in rialzo, borse contrastate, oro in calo e dollaro stabile. I future sulle Borse europee sono in rialzo, mentre quelli asiatici e di Wall Street cedono terreno.
Il Brent sale di circa il 2% dopo che il presidente Donald Trump ha respinto l'ultima proposta dell'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, che sembra sostanzialmente riproporre le richieste avanzate in precedenza da Teheran.
Gli analisti, almeno pubblicamente, continuano a ritenere che entrambe le parti stiano cercando una via d'uscita dal conflitto. Tuttavia Trump ha ripetutamente affermato che la guerra si protrarrà oltre le elezioni di metà mandato, mentre Teheran deve sperare che i Repubblicani perdano il controllo di una o di entrambe le camere del Congresso, aumentando così la pressione sulla Casa Bianca affinché ponga fine al conflitto.
Le notizie secondo cui una maggiore quantità di petrolio e prodotti raffinati starebbe uscendo dal Golfo potrebbero inoltre incoraggiare Trump a mantenere la linea dura. Secondo la società di monitoraggio navale Kpler, le esportazioni di greggio dei principali produttori del Medio Oriente sono risalite a settembre a 12,8 milioni di barili al giorno, il livello più alto dall'inizio della guerra.
L'assenza di una tregua, e il venir meno delle speranze di ottenerne una nel breve termine, hanno fatto sì che il Brent chiudesse sopra i 100 dollari al barile per tre settimane consecutive, segnando finora un rialzo del 17% nel mese di settembre. La carenza di capacità di raffinazione ha inoltre portato il diesel a livelli record, con il crack spread (il margine tra i prodotti raffinati e il greggio) intorno ai 75 dollari contro una media storica di circa 15 dollari.
Tutto ciò rende sempre più difficile per le banche centrali "guardare oltre" lo shock energetico, ed è una delle ragioni principali per cui domani la Banca centrale australiana dovrebbe portare i tassi d'interesse ai massimi degli ultimi 15 anni.
Allo stesso tempo, il boom dell'IA e gli indici Pmi particolarmente forti hanno spinto al rialzo le previsioni di crescita per Asia, Europa e Stati Uniti. Il modello GdpNow della Fed di Atlanta stima una crescita del Pil Usa nel terzo trimestre al 5,0%. Sarà interessante verificare se questa settimana l'indagine Ism confermerà la forza già mostrata dai Pmi.
I future sui Fed Funds hanno reagito prezzando una probabilità del 66% di un rialzo dei tassi della Fed a ottobre e incorporano complessivamente altri 90 punti base di inasprimento monetario. In particolare, i mercati non prevedono più alcuna possibilità di un taglio dei tassi prima della metà del 2028, motivo per cui il rendimento del Treasury a 2 anni è aumentato di 55 punti base soltanto in questo mese.
Il rendimento del trentennale è salito di 25 punti base a settembre e gran parte di questo aumento riflette il cosiddetto term premium, il compenso richiesto dagli investitori per assumersi rischi aggiuntivi, riportando di fatto il mercato obbligazionario ai livelli precedenti alla crisi finanziaria globale del 2008. È per questo che i banchieri centrali di tutto il mondo parlano sempre più spesso di un nuovo tasso neutrale più elevato, che ricorda molto quello in vigore negli anni Novanta.
Principali 'deriver' di seduta:
Usa, indice manifattura settembre Fed Dallas.
Usa, interventi Fed: Michelle Bowman, Lisa Cook e Thomas Barkin.
Zona euro, interventi Bce: Christine Lagarde, Frank Elderson e Pedro Machado.
Gran Bretagna, intervento Banca d'Inghilterra: Dave Ramsden.
Novergia, interventi Norges Bank: Pal Longva e Oystein Borsum.