MERCATI GLOBALI-Mercati azionari asiatici calano dopo forti oscillazioni nei titoli obbligazionari e nei cambi in vista dei dati sull'occupazione USA

Da Reuters News

di Stella Qiu

- Venerdì i mercati azionari asiatici registrano un calo, mentre gli investitori si confrontano con le forti oscillazioni dei mercati obbligazionari e valutari in vista dei dati chiave sull’occupazione negli Stati Uniti; nel contempo, il crescente potenziamento militare nel Golfo mantiene elevati i prezzi del petrolio.

** I mercati obbligazionari sono nuovamente al centro della volatilità durante la notte, con i rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 10 anni di riferimento che toccano il massimo dal 2002 al 5,34%, dopo aver registrato il più forte rialzo trimestrale degli ultimi 32 anni. Successivamente si ritirano (link) e sono stabili al 5,2512% in Asia.

** I timori di natura fiscale (link) in Francia spingono lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato francesi e tedeschi oltre i 140 punti base, il più ampio dal 2012, scuotendo i mercati azionari europei e colpendo duramente l’euro. La moneta unica scende fino a 1,1215 dollari , il livello più basso dal maggio 2025, e perde terreno anche rispetto allo yen e al franco svizzero.

** In Asia, l’indice più ampio di MSCI relativo alle azioni dell’Asia-Pacifico escluse quelle giapponesi .MIAPJ0000PUS registra un calo dello 0,5% ed è sulla buona strada per una flessione settimanale dell’1,7%. L’indice Nikkei giapponese .N225 perde lo 0,7%, ma è sulla buona strada per un rialzo del 3,1% per la settimana.

** I mercati della Cina continentale rimarranno chiusi per festività fino a mercoledì della prossima settimana.

** I futures sul Nasdaq salgono dello 0,3% e quelli sull’S&P 500 guadagnano lo 0,1% dopo che il calo dei rendimenti dei titoli del Tesoro aiuta Wall Street a mettere a segno un rimbalzo in chiusura.

** Tutti gli occhi sono puntati sui dati sull’occupazione non agricola negli Stati Uniti, attesi nel corso della giornata. Le previsioni indicano un aumento di 90.000 posti di lavoro a settembre, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 4,1%. Grande attenzione sarà rivolta alle retribuzioni orarie, dopo che l’indagine ISM (link) evidenzia un forte aumento dei prezzi pagati, segnalando un aumento delle pressioni sui costi.

** «Con la Fed ora concentrata in modo miope sull’inflazione e sulle pressioni sui prezzi, un dato sui salari in forte crescita potrebbe rivelarsi particolarmente influente per i tassi statunitensi, i titoli del Tesoro e il dollaro», ha affermato Chris Weston, responsabile della ricerca presso Pepperstone.

** Finora gli asset di rischio assorbono molto bene l’aumento dei rendimenti reali statunitensi e dei rendimenti nominali dei titoli del Tesoro a lungo termine. Tuttavia, un aumento sostenuto del premio di termine potrebbe rivelarsi ben più problematico.

** I mercati attualmente scontano una probabilità del 25% che la Fed aumenti nuovamente i tassi di interesse a ottobre, in netto calo rispetto al 69% di una settimana fa, dopo che due tra i principali responsabili politici (link) esprimono con insolita chiarezza la necessità di raccogliere ulteriori dati prima di decidere quale sarà la prossima mossa sui tassi di interesse.

** Tuttavia, un rialzo a dicembre è ancora pienamente scontato.

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PROBLEMI IN EUROPA

** I commenti accomodanti dei funzionari della Fed determinano un forte rialzo dei titoli del Tesoro a 2 anni durante la notte, con un irripidimento della curva dei rendimenti in senso rialzista a seguito del calo dei rendimenti a breve termine. Il rendimento a 2 anni sale di 1 punto base (bp) attestandosi al 4,8039%, dopo essere sceso di 10 punti base durante la notte.

** Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni sale di 2 punti base al 5,2575%, dopo aver perso 6 punti base durante la notte, allontanandosi dal massimo di 24 anni del 5,3445%, poiché la brutale ondata di vendite spinge finalmente alcuni acquirenti a tornare sul mercato.

** Il crollo delle obbligazioni europee, con i rendimenti francesi che toccano i massimi degli ultimi 14 anni, potrebbe contribuire a spingere i flussi verso i beni rifugio, come i titoli del Tesoro USA, il dollaro e il franco svizzero.

** L’indice del dollaro statunitense , che misura la valuta rispetto a sei controparti tra cui l’euro e il franco, si mantiene stabile a 102,09 venerdì, dopo aver registrato un rialzo dello 0,6% durante la notte, raggiungendo il livello più alto dall’aprile 2025. Si avvia a chiudere la terza settimana consecutiva di rialzi, con un aumento dell’1,1%.

** L’euro si attesta a livelli molto più bassi, a 1,1235 dollari, dopo aver perso lo 0,8% durante la notte. Registra un calo anche rispetto allo yen e al franco , con ribassi rispettivamente dello 0,8% e dell’1%.

** Lo yen è scambiato a 158,13 per dollaro dopo che i dati (link) mostrano che l’inflazione di fondo nella capitale giapponese registra un’accelerazione a un tasso annuo del 2,7% a settembre, rafforzando le ragioni a favore di ulteriori aumenti dei tassi di interesse.

** Venerdì i prezzi del petrolio rimangono stabili dopo il balzo registrato durante la notte, in seguito alle notizie secondo cui gli Stati Uniti (link) inviano ulteriori truppe e portaerei in Medio Oriente. Anche la Cina sospende le esportazioni di prodotti petroliferi, alimentando i timori che la carenza globale di carburante possa aggravarsi.

** I futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate rimangono stabili a 92,84 dollari al barile, dopo aver chiuso in rialzo di quasi il 3% durante la notte. Il contratto sui futures sul greggio Brent è rinnovato, ma i prezzi si mantengono sopra i 102 dollari al barile.

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