MERCATI GLOBALI-I titoli tecnologici sostenuti da Micron, ma il crollo dei titoli del Tesoro getta un'ombra sui mercati
di Ankur Banerjee
SINGAPORE, 1 ottobre (Reuters) - I titoli tecnologici asiatici salgono giovedì, sostenuti dagli ottimirisultati finanziari del produttore di chip per l’intelligenza artificiale Micron (link), mentre i titoli obbligazionari statunitensi (link) faticano a recuperare terreno dopo aver subito la più forte correzione trimestrale degli ultimi trent’anni, a causa del persistere dei rischi di inflazione legati all’aumento dei prezzi dell’energia.
**I negoziati di pace (link) tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente, che dura ormai da sette mesi, mantengono alti i prezzi del greggio. I futures sul Brent registrano un’impennata del 42% nel trimestre luglio-settembre.
Gli utili di grande rilevanza di Micron MU.O, fornitore chiave di Nvidia NVDA.O, azienda di riferimento nel settore dell’intelligenza artificiale, hanno segnalato una forte domanda di chip di memoria per l’IA, con impegni finanziari nell’ambito di accordi di fornitura a lungo termine pari a 32 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 22 miliardi di giugno.
Ciò contribuisce a spingere al rialzo i mercati azionari asiatici, fortemente orientati al settore tecnologico. L’indice Nikkei giapponese .N225 registra un balzo di oltre il 3%, mentre il KOSPI sudcoreano .KS11 recupera le perdite iniziali, guadagnando l’1,7%. L’indice di riferimento azionario di Taiwan .TWII chiude in rialzo dello 0,8%.
**I futures sul Nasdaq statunitense guadagnano lo 0,7%, mentre quelli sull’S&P 500 salgono dello 0,4%. I futures sui mercati azionari europei registrano invece un calo dello 0,75%, mentre anche i mercati asiatici con una minore concentrazione di titoli legati all’intelligenza artificiale chiudono in ribasso.
«I dati di Micron rappresentano un’ulteriore forte conferma della domanda di IA e di memorie, ma i mercati potrebbero chiedersi sempre più spesso se non ci stiamo avvicinando al picco della carenza di memorie, anche se la domanda continua a superare l’offerta», ha affermato Charu Chanana, capo stratega degli investimenti presso Saxo.
«Anche il contesto macroeconomico sta diventando più contrastante. I dati statunitensi più deboli hanno alleggerito in parte la pressione sulle aspettative relative alla Fed e sui rendimenti a breve termine, ma i rendimenti a lungo termine rimangono elevati, quindi la preoccupazione relativa al costo del capitale non è realmente scomparsa», ha aggiunto Chanana.
Gli investitori stavano inoltre valutando (link) l’inflazione statunitense più moderata del previsto , che ha ridotto le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve alla fine di questo mese.
I rendimenti dei titoli di stato ELEVATI SI FANNO SENTIRE
I rendimenti globali (link) hanno registrato un’impennata a settembre a seguito del crollo dei prezzi delle obbligazioni : l’impennata dei costi energetici ha alimentato i timori di inflazione, mentre il boom dell’intelligenza artificiale ha stimolato la crescita economica, costringendo gli investitori a prepararsi a un periodo in cui i tassi di interesse rimarranno elevati più a lungo.
Il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni di riferimento ha toccato il 5,306%, il livello più alto dalla metà di giugno 2007. Il rendimento a 10 anni ha guadagnato 87 punti base nel trimestre luglio-settembre, il più grande aumento trimestrale dal 1994, secondo i dati LSEG.
L’attenzione del mercato si è concentrata sulla durata del permanere dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA al di sopra della soglia psicologica del 5% (link), mentre alcuni investitori contemplano addirittura la possibilità che i rendimenti superino il 6%.
«Negli Stati Uniti abbiamo superato i 40.000 miliardi di dollari di debito e la situazione fiscale non mostra segni di miglioramento. Quindi il 5% di per sé, in termini assoluti, non dice granché, soprattutto se lo si considera in un contesto storico», ha affermato Darren Shames, responsabile globale delle vendite di titoli a tasso fisso presso Nomura.
«Ma credo che sia la traiettoria dell’andamento dei tassi, la velocità con cui si muovono, ad attirare davvero l’attenzione degli investitori».
Anche i rendimenti in Giappone (link) hanno raggiunto i massimi degli ultimi decenni, mentre quelli in Germania, Francia e Gran Bretagna hanno tutti toccato i livelli più alti degli ultimi 17-19 anni.
Il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni di riferimento si attestava giovedì al 3,11%, non lontano dal massimo degli ultimi 30 anni raggiunto la scorsa settimana.
L’INFLAZIONE STATUNITENSE IN CALO MODERA LE PREVISIONI DI UN AUMENTO DEI TASSI
A seguito dei dati sull’inflazione statunitense (link) di mercoledì, inferiori alle attese, gli operatori stanno scontando una probabilità del 38% di un rialzo dei tassi da parte della Fed questo mese, rispetto al 50% del giorno precedente, secondo quanto indicato dallo strumento FedWatch del CME.
La Fed ha aumentato i tassi a settembre per la prima volta in tre anni, segnalando ulteriori aumenti dei costi di indebitamento nei mesi a venire.
Le probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre sono state inoltre ridotte dalle dichiarazioni rilasciate martedì dal presidente della Fed di New York, John Williams, secondo cui non vedeva «alcuna urgenza» di ulteriori interventi.
**Il dollaro USA si mantiene stabile, sostenuto dai rendimenti elevati dei titoli del Tesoro. L’euro rimane stabile a1,1321 dollari dopo aver registrato un calo del 2,5% il mese scorso. Lo yen giapponese perde lo 0,5%, attestandosi a 158,21 per dollaro, dopo un rialzo dell’1,5% a settembre.
**Sul fronte delle materie prime, i futures sul greggio Brent registrano un calo dell’1,4% a 96,64 dollari al barile. O/R
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