MERCATI GLOBALI-I mercati azionari asiatici registrano un calo, mentre l’attenzione si concentra sulle obbligazioni dopo un settembre torrido
di Ankur Banerjee
SINGAPORE, 1 ottobre (Reuters) - I mercati azionari asiatici registrano un andamento modesto e il mercato obbligazionario globale (link) rimane sotto pressione dopo un settembre particolarmente difficile, mentre gli investitori valutavano l’aumento inferiore alle attese dell’inflazione statunitense (link) nel mese di agosto, che riduce la probabilità di un rialzo dei tassi alla fine di questo mese.
** Gli ottimi risultati finanziari del produttore di chip per l’intelligenza artificiale Micron (link) non riescono a risollevare il clima già teso in Asia, mentre lo stallo dei negoziati di pace (link) tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente, che dura ormai da sette mesi, mantiene elevati i prezzi del petrolio, contribuendo a smorzare ulteriormente il sentiment.
** L’indice più ampio di MSCI relativo ai titoli dell’Asia-Pacifico escluso il Giappone .MISX00000PUS registra un calo dello 0,2%, con il KOSPI sudcoreano .KS11 in ribasso dello 0,14%. Il Nikkei giapponese .N225, invece, guadagna oltre l’1% grazie al rialzo dei titoli legati al settore dei chip.
** I futures sul Nasdaq e sull’S&P 500 registrano un rialzo dello 0,3%. I futures sui titoli azionari europei perdono lo 0,75% nelle prime fasi di negoziazione.
«I dati di Micron rappresentano un’ulteriore forte conferma della domanda di IA e di memorie, ma i mercati potrebbero chiedersi sempre più spesso se ci stiamo avvicinando al picco della carenza di memorie, anche se la domanda continua a superare l’offerta», ha affermato Charu Chanana, capo stratega degli investimenti presso Saxo.
«Anche il contesto macroeconomico sta diventando più contrastante. I dati statunitensi più deboli hanno alleviato in parte la pressione sulle aspettative relative alla Fed e sui rendimenti a breve termine, ma i rendimenti a lungo termine rimangono elevati, quindi la preoccupazione relativa al costo del capitale non è realmente scomparsa», ha aggiunto Chanana.
A settembre i rendimenti dei titoli di stato sono saliti alle stelle mentre i prezzi crollavano: l’impennata dei costi energetici ha alimentato i timori di inflazione e il boom dell’intelligenza artificiale ha dato slancio alla crescita economica, spingendo gli investitori a prepararsi a un periodo in cui i tassi di interesse rimarranno elevati più a lungo.
** Il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni di riferimento tocca il 5,306%, il livello più alto dalla metà di giugno 2007, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro a 30 anni si attesta al 5,634% dopo aver raggiunto il 5,6517% nella seduta precedente, il livello più alto dal giugno 2002.
** L’attenzione del mercato si concentra sulla durata del mantenimento dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA al di sopra della soglia psicologica del 5%.
«Negli Stati Uniti, abbiamo superato i 40.000 miliardi di dollari di debito e la situazione fiscale non mostra segni di miglioramento. Quindi il 5% di per sé, in termini assoluti, non dice granché, soprattutto se lo si considera in un contesto storico», ha affermato Darren Shames, responsabile globale delle vendite di titoli a tasso fisso presso Nomura.
«Ma credo che sia la traiettoria dell’andamento dei tassi, la velocità con cui si muovono, ad attirare davvero l’attenzione degli investitori».
L’INFLAZIONE STATUNITENSE IN CALO MODERA LE PREVISIONI DI UN AUMENTO DEI TASSI
I dati diffusi mercoledì hanno mostrato che l’inflazione statunitense è aumentata meno del previsto ad agosto e che le pressioni sui prezzi nel mese precedente sono state più moderate rispetto a quanto riportato in precedenza, portando gli operatori a ridimensionare le scommesse su un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve il 28 ottobre.
** Gli operatori stanno ora scontando una probabilità del 38% di un rialzo questo mese, contro il 50% del giorno precedente, secondo quanto mostrato dallo strumento FedWatch del CME. La Fed ha aumentato i tassi a settembre per la prima volta in tre anni e ha segnalato ulteriori aumenti dei costi di indebitamento nei mesi a venire.
Le probabilità di un aumento dei tassi a ottobre sono state ridotte anche dalle dichiarazioni rilasciate martedì dal presidente della Fed di New York, John Williams, secondo cui non vedeva «alcuna urgenza» di ulteriori interventi.
** Il dollaro statunitense si mantiene stabile vicino al massimo degli ultimi due mesi, sostenuto dai rendimenti elevati dei titoli del Tesoro. L’euro rimane stabile a 1,1334 dollari dopo aver registrato un calo del 2,5% il mese scorso. Lo yen giapponese perde lo 0,3% e si attesta a 157,95 per dollaro dopo un rialzo dell’1,5% a settembre.
Alcuni membri del comitato di politica monetaria della Banca del Giappone hanno ritenuto necessario accelerare il ritmo degli aumenti dei tassi d’interesse, come emerge da una sintesi delle opinioni espresse durante la riunione di settembre, pubblicata giovedì (link).
** Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio rimangono sostanzialmente stabili nelle prime ore di contrattazione, mentre gli investitori valutavano l’esito dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran e le prospettive per le esportazioni di greggio dal Medio Oriente.
** I futures sul greggio Brent si attestano a 98,15 dollari al barile dopo aver registrato un'impennata di oltre il 14% il mese scorso, segnando il terzo mese consecutivo di rialzi. O/R
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