GIORNATA DI NEGOZIAZIONE-Blue Monday

Da Reuters News

di Jamie McGeever

- Lunedì il crollo globale dei titoli obbligazionari ha subito un’accelerazione, spingendo i rendimenti a nuovi massimi pluridecennali, mentre i prezzi del petrolio hanno registrato un rialzo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto (link) una proposta di pace da parte dell’Iran. I mercati azionari (link) hanno registrato un calo, sebbene la notizia che le due parti siano pronte a tenere colloqui separati con i mediatori (link) abbia alleviato la pressione di vendita su tutte le classi di attività.

Nella mia rubrica di oggi (link), valuto se gli Stati Uniti possano uscire dalla crisi del debito grazie alla crescita. Il segretario al Tesoro Scott Bessent spera che la crescita e la produttività guidate dall’intelligenza artificiale possano risolvere la situazione, ma è improbabile che si ripeta quanto accaduto negli anni ’90, quando il boom di Internet fece aumentare il gettito fiscale e ridusse il deficit.


Da leggere oggi

  • Nvidia aumenta il riacquisto di azioni proprie di 150 miliardi di dollari, una cifra record, mentre il boom dell’intelligenza artificiale alimenta la crescita (link)

  • Cina e Stati Uniti concordano una riduzione dei dazi su beni per 60 miliardi di dollari, tra cui prodotti agricoli e articoli per la casa (link)

  • La crescita degli utili industriali cinesi rallenta ulteriormente mentre gli squilibri economici si aggravano (link)

  • L’ingresso dei mercati predittivi nel settore azionario statunitense fa scattare l’allarme tra le autorità di regolamentazione (link)

  • Gli scacchi politici dietro il prossimo rimpasto ai vertici della Bce (link)



  • I principali movimenti di mercato di oggi

    • BORSA: Corea del Sud -2,7%, Cina -2% al minimo dall’agosto dello scorso anno. Europa (link) e Regno Unito (link) sostanzialmente invariati. Dow -0,7%, S&P 500 -0,8%, Nasdaq -0,9%.

    • SETTORI/TITOLI: Otto settori dell’S&P 500 in calo, tre in rialzo. Servizi di comunicazione -1,7%, beni di consumo di base +0,4%. Boeing (link) -7%, Qualcomm -7%, Intel -6%. Palo Alto Networks +5%, Paramount Skydance (link) +3%.

    • VALUTE: Il dollaro registra un leggero rialzo. Peso colombiano (link) -2,5%, peso messicano -2%.

    • OBBLIGAZIONI: Continua la vendita massiccia. I rendimenti dei titoli di riferimento a 10 anni di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti raggiungono i livelli più alti dalla metà-fine degli anni 2000. Le curve statunitensi chiudono infine leggermente più piatte.

    • MATERIE PRIME/METALLI: Il petrolio (link) sale, il Brent +1%. L’oro (link) -3,5% al minimo delle ultime 7 settimane.



Punti chiave di oggi:

Cominciano a emergere le prime crepe nel debito legato all’IA

I mercati del debito societario statunitense hanno dimostrato una notevole resilienza di fronte all’impennata dei rendimenti dei Treasury e alle crescenti preoccupazioni sui costi di espansione dei data center per l’IA. Fino ad ora. Stanno cominciando a manifestarsi delle crepe: venerdì gli spread high-yield hanno raggiunto il livello più ampio da aprile e si stanno avvicinando ai 300 punti base, ma anche gli spread investment-grade stanno finalmente iniziando a muoversi. Hanno chiuso la scorsa settimana a 81 punti base e lunedì hanno probabilmente toccato il livello più ampio da aprile.

I problemi di indebitamento di Oracle non sono una novità, ma l’impennata dei costi di indebitamento e dei tassi dei CDS della società rimane comunque notevole. Anche i rendimenti dei titoli di stato e i CDS di Meta stanno registrando un forte rialzo. Le emissioni obbligazionarie degli hyperscaler quest’anno ammontano a circa 220 miliardi di dollari e potrebbero raddoppiare l’anno prossimo. Ciò avrà però un prezzo. Un prezzo sempre più alto.


Un altro record per Nvidia

Nvidia (link), l’azienda più preziosa al mondo, sta aumentando la propria autorizzazione al riacquisto di azioni proprie di ben 150 miliardi di dollari, una cifra record. Ciò porta la sua capacità residua di riacquisto a 235 miliardi di dollari, che prevede di impiegare entro l’anno fiscale 2028. Si tratta di una straordinaria riserva di potenza per sostenere il prezzo delle azioni, anche per un’entità con una capitalizzazione di mercato di 5.500 miliardi di dollari.

Lunedì le azioni hanno sfidato il mercato al ribasso, registrando un rialzo di quasi il 2%. La mossa del riacquisto suggerisce che Nvidia ritenga che il prezzo delle proprie azioni dovrebbe essere più alto. È un voto di fiducia nell’azienda da parte dei vertici. Come sempre con i riacquisti, tuttavia, c’è sempre il dubbio fastidioso che essi indichino una mancanza di alternative migliori.


Il raffreddamento dell’oro

Gli investitori stanno perdendo interesse per l’oro (link). Lunedì il metallo giallo è sceso al minimo degli ultimi due mesi, con un calo del 3,5%, il più marcato dall’inizio di giugno. È in vista un ritorno sotto i 4.000 dollari l’oncia? Non sarebbe una sorpresa: il dollaro è in rialzo, la Fed sembra essere all’inizio di un ciclo di inasprimento monetario e i rendimenti dei titoli del Tesoro stanno salendo alle stelle. Nessuno di questi fattori è favorevole all’oro, e anche la distensione tra Stati Uniti e Iran potrebbe offuscare il fascino dell’oro come bene rifugio.

Ma le banche centrali saranno sicuramente grandi acquirenti in caso di ribassi, se il loro comportamento degli ultimi anni è indicativo. Hanno costantemente aggiunto oro alle loro riserve, e la Cina, principale detentrice, sta aprendo la strada: Pechino ha acquistato 650.000 once, quasi 20 tonnellate, ad agosto, il volume più alto dall’ottobre 2023.



Cosa potrebbe influenzare i mercati domani?

  • Decisione sui tassi d’interesse dell’Australia (link)

  • PMI manifatturiero «ufficiale» cinese (settembre)

  • Intervento della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde

  • Intervento del governatore della Banca del Canada, Tiff Macklem

  • (link)Tra i funzionari della Federal Reserve statunitense che interverranno figurano la vicepresidente per la supervisione Michelle Bowman, i governatori Michael Barr e Christopher Waller, nonché i presidenti delle banche federali regionali John Williams, Austan Goolsbee e Alberto Musalem


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