AGGIORNAMENTO 1-Red Bull fa causa all'autorità di regolamentazione indiana per il divieto di etichettare i propri prodotti come "bevande energetiche"
di Aditya Kalra
NUOVA DELHI, 28 settembre (Reuters) - Il produttore austriaco di bevande Red Bull ha citato in giudizio l’autorità indiana di regolamentazione alimentare per aver vietato l’uso della dicitura «energy drink» senza aver emesso alcun preavviso, cosa che, secondo l’azienda, sta avendo ripercussioni negative sui suoi investimenti in India, come risulta dal documento presentato in tribunale.
Red Bull è uno dei numerosi marchi riconosciuti a livello mondiale ad aver citato in giudizio l’autorità di regolamentazione indiana negli ultimi mesi, nel contesto di una campagna senza precedenti volta a far rispettare le norme alimentari (link), che ha incluso ispezioni a sorpresa e controlli sulla conformità legale con ripercussioni su aziende come Diageo.
A giugno l’India ha ordinato ai produttori di bevande ad alto contenuto di caffeina vendute come «bevande energetiche» di smettere di utilizzare tale denominazione (link), respingendo i tentativi di frenare l’intervento normativo in un mercato che, secondo le previsioni, varrà 1,6 miliardi di dollari entro il 2028.
La mossa ha innescato una situazione di stallo, poiché Pepsi PEP.O, Red Bull, Monster Beverage MNST.O e Reliance RELI.NS, di proprietà del miliardario Mukesh Ambani, temono che l’eliminazione dell’etichetta di categoria possa danneggiare i marchi costruiti attorno alle promesse di energia immediata, secondo quanto riportato da Reuters.
Nel primo ricorso legale contro questa misura, il 25 settembre Red Bull ha detto all’Alta Corte di Delhi che non sono state seguite le procedure legali nel vietare l’uso del termine «bevande energetiche», riconosciuto a livello globale, secondo il documento presentato dalla società e visionato da Reuters.
«CONTRO LA POLITICA DELL’INDIA»
La filiale indiana di Red Bull ha affermato che il “divieto improvviso” di tale termine descrittivo, senza alcuna modifica allo standard di prodotto sottostante, “introduce una sostanziale incertezza normativa e incide negativamente” sui suoi investimenti commerciali esistenti e pianificati.
L’ordinanza è in contrasto con la politica dichiarata dall’India di agevolare «il commercio internazionale, promuovere gli investimenti e fornire maggiore certezza alle imprese», ha affermato Red Bull, aggiungendo che il suo «effetto è quello di paralizzare l’intera attività del ricorrente».
Una fonte governativa ha detto che l’Autorità indiana per la sicurezza alimentare e gli standard (FSSAI) difenderà la propria decisione in tribunale contro Red Bull, sostenendo che la FSSAI non ha mai permesso, storicamente, l’uso del termine «bevande energetiche» sull’etichetta.
Secondo le stime di Euromonitor, le vendite al dettaglio di bevande energetiche in India stanno crescendo del 12,6% all’anno, a un ritmo più rapido rispetto a Stati Uniti e Cina.
Il mercato indiano ha registrato un boom dopo il lancio di Sting da parte di Pepsi nel 2017: le sue bottiglie di plastica da 20 rupie ($0,21) si sono rivelate molto popolari tra i giovani dai 15 ai 19 anni, secondo Euromonitor. I ricavi di Red Bull in India si sono attestati a 130 milioni di dollari nel 2024, più del doppio rispetto ai ricavi registrati quattro anni fa.
Le bevande energetiche hanno suscitato preoccupazioni per la salute tra alcune autorità di regolamentazione a livello globale, che temono che contengano elevate quantità di caffeina, zucchero e taurina, un amminoacido. Saranno vietate ai minori di 16 anni in Inghilterra (link) a partire da aprile del prossimo anno.
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