Il Dollar Index mostra segni di debolezza e lo Yen potrebbe avere un ruolo in tutto questo.
Il USD sembra soffrire la rinnovata forza dello Yen mentre fa leggermente meglio contro Euro e Sterlina.
Il giorno che in USA si inizia a metter in pratica quanto annunciato dal 79esimo Segretario del Tesoro Scott Bessent il 19 Agosto scorso -cioè un aumento degli acquisti diretti di buoni dello stato (Treasuries) da $2 a $4 miliardi ad asta- torniamo a parlare di USD e specificamente di USD Index.
Come detto, il tesoro inizierà oggi -e fino al 4 Novembre- a comprare una quantità almeno doppia di titoli di stato sul mercato primario, specificatamente con una maturità lunga (dai 10 ai 30 anni). L’idea è sicuramente quella di provare a calmierare i rendimenti su quella parte della curva, la più legata -ad esempio- ai mutui della casa.
Il fatto è che anche i rendimenti più a corto termine -quelli più legati alla politica monetaria ed eventualmente che più peso possono avere sulla forza o debolezza di una moneta- sono alti ed in salita: il 2 anni US ha toccato 4,417% questa mattina, ai massimi dal periodo 2023 - 2024, quando si stava concludendo un periodo di aggressiva stretta sui tassi.
Il prezzo del petrolio Brent ha superato $100 oggi, il mercato del lavoro è sano così come la crescita dei salari e della produttività robuste. Eppure il USD Index segna 98.75 alle 13h CET di oggi, molto vicino ai livelli più bassi dall’inizio dell'estate.
PIuttosto interessante è poi lo scostamento delle performance dell’indice rispetto a quelle di EURUSD e GBPUSD: se dal 29 Luglio (presto capirete il perché di questa data) il USD Index si è deprezzato del -2,72%, la performance del greenback contro l'EUR è stata negativa per -2,08%, mentre contro la GBP ha segnato -1,83%. Potrà sembrare poca cosa, ma uno 0,7 / 0,9% non lo è in un mercato non eccessivamente volatile come quello dell Majors.

Performance USD Index, EURUSD, GBPUSD, 28 Luglio - Oggi, Giornaliero
Il USD Index è un paniere di 6 valute con i pesi di ciascuna fissati nel 1973 e mai più cambiati: l'Euro ha ben il 57,6% del peso, lo Yen il 13,6%, la GBP l’11,9% e così via (CAD 9,1%, SEK 4,2%, CHF 3,6%). Per arrivare al punto, dire che quello che fa l’EURUSD è molto rappresentativo di ciò che fa l’indice generale è una affermazione che ha spesso senso.
Invece lo JPY, anche con il suo peso non particolarmente alto nell’indice, ha assunto ultimamente il ruolo di protagonista. Dal primo intervento coordinato sul mercato di BOJ e FED di NY proprio il 29 Luglio, quando la vendita di 85 miliardi di USD (fonte: Bloomberg) sono serviti a fare scendere il USDJPY da 164 a 155; passando per i recenti stretti colloqui bilaterali fra Bessent e Ueda / Katayama, dove il primo ha richiesto un percorso di sostenibilità fiscale e nuovi rialzi dei tassi al paese del Sol Levante. Per finire con la normalizzazione monetaria in Giappone -leggasi rialzo dei loro rendimenti- che alimenta l’ipotesi che il celeberrimo carry trade sullo Yen (finanziamento tramite vendita di Yen per investimento tramite acquisto di altre valute) possa essere prossimo ad una fase di stanca. Generalmente, anche il gigantesco settore finanziario assicurativo giapponese sta considerando con sempre più forza l'ipotesi di investire maggiormente in patria, come nel caso del Government Pension Investment Fund (il fondo pubblico di pensione giapponese) riportato da Reuters recentemente.
Insomma, con il USDJPY che ha chiaramente rotto (al ribasso) i minimi del periodo estivo, configurazione che non si replica nel caso del GBPUSD o dell EURUSD, tenere d’occhio lo YEN può essere un'ottima idea per avere un quadro più chiaro di ciò che sta succedendo a livello globale in ambito FX e anche sul USD Index.

USD Index, 2025 - oggi, Giornaliero

USD Index, 2017 - oggi, Settimanale